Recensione BioShock Infinite

Ho amato Rapture, ma a Columbia mi sono perso.

Mi fa strano scrivere questo articolo così a posteriori che nel frattempo Irrational Games non esiste più, ed il team (pochi fortunati a parte) che ha lavorato a BioShock Infinite è in cerca di occupazione.

Insomma, se il titolo non fosse già abbastanza esplicativo, a me BioShock Infinite non è piaciuto, e personalmente il paragone col primo titolo della saga vede l’avventura sottomarina a Rapture svettare su praticamente tutti i settori del videogioco.

Eppure Infinite partiva da presupposti decisamente interessanti. A partire, di nuovo, dalla città protagonista delle azioni dei personaggi, Columbia, una magnifica metropoli sospesa in aria.

“Personaggi” al plurale perché, sì, in Infinite oltre a Booker DeWitt che controlleremo personalmente, affronteremo il videogioco insieme ad Elizabeth, una teenager apparentemente legata a doppio filo a tutti gli avvenimenti cui andremo incontro. Come fuggire da Columbia se Elizabeth è perennemente sorvegliata da Songbird, una gigantesca creature alata metallica?

Come in ogni BioShock, avremo a disposizione sia armi da fuoco (da migliorare nelle apposite stazioni automatiche), che dei “superpoteri” qui chiamati Vigor.
In termini stretti di gameplay, è il classico di BioShock (quindi un pessimo gunplay), con qualche aggiunta che spettacolarizza il tutto, anche grazie al supporto di Elizabeth. Una gradita novità è l’introduzione della Skyhook che ci permetterà sia di avere la meglio nel tu per tu con i nemici, che appenderci qui e lì nello scenario.

Prima di procedere oltre vorrei spendere davvero due paroline sul comparto tecnico. La piattaforma in cui io l’ho giocato è PlayStation 3, e devo dire che questa versione restituisce a video una Columbia decisamente mortificata rispetto all’idea che aveva in mente il team di sviluppo. Potendo, lo si dovrebbe giocare su PC, dove anche artisticamente il videogioco trova la sua massima espressione. Pollice verso anche per l’assenza su PS3 del Dolby Digital 5.1 (è presente soltanto il DTS).

Ogni BioShock racconta una storia, ed essa è centrale nell’avventura che andremo ad intraprendere. Quindi la componente soggettività legata al fatto se ciò a cui assistiamo ci piace o meno, è davvero molto presente.

Io devo dire di non avere particolarmente apprezzato BioShock Infinite nel suo complesso, ritenendolo di gran lunga inferiore al primo capitolo della serie. Ad iniziare dalla comparazione fra le due città, lì dove Rapture era il sogno subacqueo di un uomo divenuto realtà, con una città intrisa di misteri e di un’atmosfera in grado di metterci parecchio a disagio ad ogni passo (corridoi bui, illuminazione artificiale, cittadini ormai in preda alla follia), Columbia è nettamente più solare, meno enigmatica, e per quanto mi riguarda, meno interessante da conoscere.

Ma ciò che non mi è davvero piaciuto di BioShock Infinite è stato l’intreccio narrativo, finale compreso (non che la saga abbia mai svettato in quanto a rivelazioni finali). L’idea che fa da base al videogioco, e che imparerete a conoscere dopo qualche ora di azione, pone le basi per proporre al videogiocatore tutta una serie di situazioni particolari che cambieranno le carte in tavola con estrema velocità.
Anche “giocabilmente” ci sono stati più aspetti che non ho apprezzato affatto. E mi riferisco in modo particolare ad una serie di combattimenti che dovremo affrontare nella parte conclusiva del gioco. Ovviamente non dirò a cosa mi riferisco perché ci tengo ai miei articoli spoiler-free, ma se avete giocato Infinite temo abbiate già capito a cosa mi sto riferendo. Si tratta secondo me di una introduzione che non ha spiegazione logica alcuna a livello di coerenza narrativa, ed è pure parecchio faticosa da giocare. Lì ho davvero pensato di abbandonare il videogioco e dedicarmi ad altre produzioni. Ho resistito unicamente perché convinto del fatto di essere ad un passo dalla conclusione.

Parlando col senno di poi, non è così sorprendente che Irrational Games sia stata chiusa da Take-Two.
Credo che BioShock sia una delle “nuove” saghe con più potenziale in assoluto, ma tante, troppe volte questo potenziale è andato perso. Per un eventuale quarto BioShock si dovrà ripartire dai concetti che funzionano, e rivedere tutti gli altri.
Eppure sapete che vi dico? Che anche se a me Infinite non è piaciuto, secondo me dovreste dargli una chance. E’ raro vedere una produzione curata in maniera così maniacale. Un vero e proprio AAA.

T@G EVOtion:
T@G EVOtion

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Un pensiero su “Recensione BioShock Infinite

  1. Anche se a me in fin dei conti è piaciuto (forse financo più del primo Bioshock) devo dire che pure stavolta faccio mie molte delle tue considerazioni sul giuoco, ora che l’ho portato a termine. 🙂

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