Recensione Driveclub

Ho atteso più o meno un mese nella speranza, ad un certo punto divenuta quasi vana, di potere dare un giudizio completo su Driveclub lasciando alla semplice memoria storica i problemi di lancio che hanno funestato il racing game di Evolution Studios.

Purtroppo bisogna constatare che a metà novembre ci ritroviamo con un videogioco ancora funzionante a mezzo servizio.
Dato che attendere ancora non ha senso, non mi resta che dividere la recensione fra “Drive” e “Club”, ossia distinguere la parte ludica del videogioco da quella social.

#DRIVE
Ho avuto il piacere di vedere maturare Driveclub dalle ultime fasi di sviluppo fino all’arrivo nei negozi, partecipando a due sessioni di beta testing poco prima del lancio ufficiale.
Oserei dire che gli Evolution hanno preso una strada coraggiosa, visto che oggi un racing game arcade non è nessuno se non ha un intera zona esplorabile liberamente (e non nego che pure a me sarebbe piaciuto un approccio di questo tipo). Proporre in questo mercato “free roam”un prodotto con tracciati ben definiti “Punto A – Punto B” o “circuito” è un ritorno alle origini del genere che sa di ”novità” .
Non posso però non iniziare a disquisire subito circa l’aspetto tecnico del videogioco, che tanto ha fatto sognare i fan corsaioli videoludici sin dal trailer di presentazione mostrato il 20 febbraio 2013. Come ben sappiamo lo sviluppo del gioco ha subito alcuni intoppi, la data di uscita è stata posticipata di un intero anno, ed è chiaro che le aspettative verso la produzione Sony sono cresciute ogni giorno di più.
Bene, l’impatto con l’aspetto tecnico di Driveclub è… altalenante. E’ vero che il mondo è costruito con una dovizia di particolari quasi insensata in un gioco dove per il 99% del tempo si sfreccia ad una velocità supersonica in mezzo a stradine tortuose di ogni specie. E’ vero pure che anche le vetture sono state ricreate con grande attenzione per i particolari.

Eppure… eppure il risultato finale a volte lascia l’amaro in bocca. La presenza del ciclo giorno-notte dinamico e del sistema climatico (in attesa della pioggia) anch’esso variabile, fanno in modo che la resa visiva complessiva del videogioco vari da momenti di assoluta straordinarietà, ad altri in cui semplicemente c’è qualcosa che non funziona come dovrebbe.
Io non sono un tecnico del settore e non ho aspirazione d’esserlo, ma a parere mio è un problema dovuto all’illuminazione. Lì dove con cielo nuvoloso tutto ciò che vediamo su schermo assume una veste a tratti fotorealistica, non appena arriva il sole ad illuminare direttamente l’azione di gioco ecco che l’incantesimo si rompe e ci si ritrova ad osservare un (gran) bel videogioco, ma nulla più. Anche con qualche magagna qui e lì piuttosto evitabile.

Il framerate alla fine si è assestato ai 30 fotogrammi al secondo. Certo, si sperava per i 60, ma è chiaro che non è una priorità spingere verso tale fluidità. L’importante è riempire lo schermo con quanti più dettagli è possibile. A tutti i costi.

Nei precedenti mesi si è parlato tanto anche del comparto audio del gioco.
Il problema però è che soltanto alcune autovetture possono vantare un rombo da scapigliare chi ha il pad in mano. In molte altre autovetture purtroppo si fa fatica persino a percepire il momento opportuno per il cambio marcia, specie se si tratta di una gara con attorno a noi altri 11 pazzi scatenati.

La cosa che invece mi ha stupito positivamente è la sensazione di velocità che il gioco offre. Fortunatamente si arriva a vetture di un certo livello dopo un po’ di esperienza con i tracciati del gioco e col gameplay stesso, perché una volta arrivati a vetture quali la Zonda R, beh… ci aspetterà una sorta di corsa sulle montagne russe, con picchi di velocità da panico. Bisogna rimanere ben concentrati per evitare di finire contro un muro.

A livello di gameplay, Driveclub è un arcade che punta tutto sull’immediatezza di guida. Poca enfasi è posta sul freno, molta sull’acceleratore e sui controsterzi. Il mix è a mio modo di vedere piacevole, e guidare al limite alcune vetture come la F458 Italia è davvero una gran bella sensazione.

Il singleplayer “libero” è composto da gare, prove a tempo e derapate. Partendo dal fatto che queste ultime ce le potevano risparmiare, la buona varietà di veicoli (non numerosissimi ma ben differenziati a livello prestazionale) e di circuiti ci offrirà sempre quella mezz’ora di divertimento corsaiolo che necessitiamo.
Gli eventi del singleplayer sono composti da 225 stelle in totale, da ottenere gara dopo gara attraverso una serie di obiettivi prestabiliti (raggiungere una certa posizione, superare una certa velocità, ottenere un tempo sul giro inferiore rispetto a quello definito, eccetera). Purtroppo però non ci vorrà molto tempo prima di finire tutti gli eventi, e con un minimo di impegno alla guida è altrettanto semplice ottenere tutte le 225 stelle previste. Troppo poco.
Arriveranno altri eventi via DLC, ovvio, ma l’impressione netta è che non si siano sforzati più di tanto, ed un videogiocatore con esperienza non avrà alcun problema visto il livello di difficoltà previsto dal gioco.

Quindi, fino a qui Driveclub è un racing game onesto, non certo quel paradiso per racer che con un po’ di ottimismo si sperava potesse essere, ma un videogioco solido, con un gameplay ben congegnato.

#CLUB
Un disastro.
Il lancio di Driveclub è stato un disastro di proporzioni gigantesche visto che stiamo parlando di un gioco First Party che ha accompagnato l’immagine stessa di PS4 e delle capacità online della stessa.
Semplicemente non ha funzionato nulla!
E non è solo un problema di difficoltà a giocare online in gare versus, quanto piuttosto l’intera implementazione della parte social ad avere fallito miseramente.
Ammettiamolo, l’idea di introdurre delle sezioni del circuito in cui ottenere dei risultati che verranno poi automaticamente girati ai nostri amici (e non) in modo da sfidarli anche a distanza, sulla carta funzionava benissimo!
Nella mondo reale però la famosa frase “errore di sincronizzazione con il server di Driveclub” è diventata la nostra migliore amica durante tutte le sessioni di gioco.

Le Sfide non sono mai state aperte, riuscire a giocare stabilmente con degli amici risulta ancora oggi impresa piuttosto complicata, e persino la gestione stessa dei Club ha avuto problemi a non finire sin dal primo momento.
Naturalmente ciò ha fatto sì che quel potenziale angoletto di divertimento corsaiolo fra amici è diventato un vero e proprio inferno in grado di far perdere la pazienza a chiunque.

Anche ammesso che i server del gioco siano online e ci sia data la possibilità di giocare insieme (va detto che ultimamente almeno da questo punto di vista qualche miglioramento c’è stato), arriva puntualmente il momento in cui si devono fare i conti con la IU. Intelligenza umana. E quando in un videogioco si preferisce andare a giocare contro la IA piuttosto che la IU, allora c’è qualcosa che non va. Uscire indenne dai primi 20-30 secondi di gara online è impresa più unica che rara.
Riuscendoci, si ha un buon 90% di possibilità di andare a vincere la gara. Nel frattempo dietro di noi si sarà creato il caos più assoluto, con manovre a la destruction derby meritevolei di squalifica a vita da qualsivoglia competizione motoristica.
Purtroppo il gioco fa ben poco per limitare queste manovre, ed ho sempre pensato che il sistema di penalità andrebbe rivisto da capo a piedi.

Ma si sa, gli utenti online sono eterogenei, si va da gente seria ed in gamba fino anche a bambini (non solo d’età anagrafica eh) per i quali vincere in un VG è tutto. Allora dov’è che Evolution Studios sbaglia?
Semplice. Nella gestione oscena delle lobby di gioco.

Entrando nella sezione multiplayer infatti, ancora oggi ci troviamo di fronte una serie di eventi prestabiliti (tale auto, tale circuito, tale orario, tale durata), ed in continua riproposizione, alla quale possiamo solo iscriverci e sperare di non essere spediti fuori dalla stanza poco prima che inizi la gara.
Non c’è verso di creare una stanza privata fra amici e giocare con le sempre valide regole del fair play e del divertimento spensierato. No.
Che senso ha tutto ciò?

E qualcuno è in grado di spiegarmi perché nel 98% delle gare che si svolgono online, all’esatto momento della fine del countdown non v’è alcuna possibilità di iniziare la gara, salvo poi magari vedere altre vetture già in grado di partire e noi ancora fermi al palo con R2 sfondato a forza dal nostro indice destro? Davvero certe cose non si possono proprio vedere nel 2014.

#CONCLUDENDO
Insomma, è chiaro che Driveclub è un enorme “vorrei ma non posso”. Il “cuore” del gioco c’è, funziona, è persino divertente. Ma questo cuore è collegato ad un sistema social che fa acqua da tutte le parti e che necessita di un enorme lavoro di rielaborazione anche concettuale per potere finalmente avere un qualcosa di funzionante a tutto tondo.

Nel frattempo però la gente ha già dimenticato Driveclub, spostandosi in una o più delle innumerevoli uscite prenatalizie che il mondo videoludico ci mette a disposizione ogni anno.
Se avete notato nel corso della recensione non ho minimamente tirato in mezzo la gran brutta figura fatta da Sony nel promettere dapprima Driveclub PlayStation Plus Edition e poi farla sparire anche a causa dei notevoli problemi ai server riscontrati sin dai primi istanti. C’è poco da aggiungere in merito, la vicenda si commenta da sé.

Riuscirà un giorno Driveclub a diventare un videogioco maturo? Probabilmente sì.
A festeggiare tale maturità sarà rimasto qualcuno a giocarci ancora? Probabilmente no.

T@G EVOtion:
T@G EVOtion

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2 pensieri su “Recensione Driveclub

  1. Recensione scritta ottimamente (bel tocco di classe quel “#concludendo” ! :-)) come di consueto, purtroppo il gioco non l’ho visto se non di sfuggita in una demostation quindi posso aggiungere ben poco di mio… per quanto i commenti dell’utenza su quanto accaduto siano a mio parere abbastanza chiari nell’indicare che troppe cose sono andate storte in questo progetto.

  2. C’è da dire che questa generazione a livello di giochi funzionanti bene al day one sta offrendo il peggio possibile.

    Driveclub ha la colpa di avere fatto disinnamorare tutti. Ormai s’è fatto una nomina davvero tremenda e sarà difficilissimo recuperare a tutto ‘sto casino.

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