Recensione inFAMOUS: Second Son

Si comincia a fare sul serio!

Noi early adopter siamo una razza di videogiocatori particolare. Acquistiamo al volo una o più nuove console appena uscite per goderci a pieno tutto il percorso che il nuovo hardware si appresta a fare. Ma a parte le inedite feature che le nuove console portano con sé, è innegabile che la parte da leone che fa scattare l’acquisto immediato sia rappresentata dall’aspetto tecnico dei videogiochi. Solo Nintendo ultimamente s’è tirata fuori dalla corsa alla tecnologia, preferendo strade diverse, talvolta azzeccate, altre volte meno.
Sì, al lancio di PS4 abbiamo senz’altro qualche prova di forza mica male, ma è col passare dei mesi che le cose cominciano a farsi interessanti.

A quattro mesi dall’arrivo di PlayStation 4 nei mercati occidentali, abbiamo l’approdo di inFAMOUS: Second Son, terzo episodio della saga “supererioca” sviluppata da Sucker Punch.
Stavolta il protagonista non sarà più Cole MacGrath (avete giocato primo e secondo capitolo, no?), bensì Delsin Rowe, un personaggio nuovo di zecca con una storia altrettanto inedita, ed ambientato finalmente in una città reale (nei precedenti vi era solo “ispirazione”), Seattle. Seattle che poi è la città dove Sucker Punch ha sede, e quindi va da sé che ci tengono moltissimo a realizzare qualcosa di speciale.

E visto che ho scritto l’intera introduzione di questa recensione sull’aspetto tecnico, beh, la prima cosa che ci colpirà di Second Son è proprio la sua grafica. Il lavoro svolto dagli sviluppatori è eccezionale, e sebbene siamo ancora agli inizi della generazione PS4, se queste sono le premesse c’è da sperare in un futuro davvero roseo.
Colpisce in particolare la pulizia visiva di tutto ciò che viene mostrato su schermo. Effetti di luce, riflessi, texture bellissime, tanta azione su schermo, e comunque tutto scorre liscio e tranquillo attorno ai 30 fotogrammi al secondo (sbloccati, per cui gli FPS salgono e scendono a seconda della situazione, ma grazie ad una patch arrivata a qualche settimana dal lancio, si può decidere di lockare il framerate a 30 fps fissi).
I 1080p accompagnati da un ottimo antialiasing offrono, come dicevo, una pulizia visiva davvero mai vista su console, a maggior ragione in un “openworld”.
L’ottima illuminazione completa il quadro di uno dei videogiochi più belli da vedere che sia possibile giocare al giorno d’oggi.
Sarà poi compito dei poteri da Conduit che andremo ad ottenere lasciarci a bocca aperta anche una volta assimilato l’impatto con la splendida grafica.

Riguardo al protagonista, Delsin Rowe (creato a partire dall’attore Troy Baker, che gli presta anche la voce nei dialoghi in lingua originale), di lui sappiamo che è un nativo americano, Akomish, di appena 24 anni, che per via di un caso fortuito si ritrova con un potere Conduit, o se preferite “bio-terrorista”. Insieme al fratello Reggie (sceriffo), affronterà questa nuova situazione, e cercherà di salvare la sua comunità.
Queste le premesse, senza paura di spoiler. Tutto il resto lo scoprirete giocando.

Dicevo del “bio-terrorista” perché dopo gli eventi narrati nei primi due inFAMOUS il governo USA ha deciso di istituire il DUP, ossia il Department of Unified Protection. In soldoni, una forza di polizia potenziata da poteri Conduit il cui solo scopo è quello di liberare le strade dai Conduit per rinchiuderli in una prigione speciale, Curdun Cay.
A capo del DUP c’è Brooke Augustine, che, sebbene dotata di poteri Conduit, dimostra di non tollerarne altri in giro.
Sceneggiatura vuole che Delsin per salvare la propria comunità dovrà proprio scontrarsi con Augustine.

Messe le basi per la trama, ci si tuffa subito nel videogioco in sé.

Strutturalmente il gioco è un vero e proprio “inFAMOUS”, con Delsin che, addentrandosi all’interno del gioco acquisisce nuovi poteri e potenzialità, divenendo via via un paladino della giustizia o un supercattivo inarrestabile. La scelta sta a noi.
Le due strade porteranno, come da tradizione, a cutscene, missioni e finali differenti. Tali da giustificare il secondo “giro” per completare il gioco ed ottenere anche il trofeo di Platino (abbastanza semplice da raggiungere, nel complesso).
Personalmente non ho mai rigiocato un inFAMOUS dalla parte del cattivo dopo averlo giocato da buono. Con Second Son, però, l’ho fatto.
Il perché è presto detto: Second Son è un videogioco breve. Brevissimo. Giocandolo due volte, dunque, si ottiene una longevità finalmente soddisfacente.
Le missioni principali sono davvero poche, quelle secondarie sono soltanto abbozzate, brevi, ripetitive, talvolta noiose. Per fortuna non vi sarà necessità di affrontarle più di una volta anche se decidete di giocarlo due volte per intero.

E’ chiaro che se inFAMOUS: Second Son non fosse stato di per sé un videogioco divertentissimo certamente non avrei fatto il bis, però è lampante come non sia tutto oro quello che luccica. Non manca nemmeno qualche magagna a livello tecnico. Ad esempio in certe condizioni l’ombra di Delsin non viene mostrata, ci sono zone dello scenario (pochissime, a dire il vero) in cui ci si ritrova incastrati nell’ambientazione (difetto storico della saga). Più grave, sempre tecnicamente, è invece qualche dettaglio “livello-PS3”, che se per certi versi è giustificabile in un videogioco uscito ad inizio generazione, non capisco come sia potuto accadere che personaggi importanti come Augustine sembrino una generazione indietro rispetto a Delsin.

E’ fuor di dubbio però che ciò che davvero lascia l’amaro in bocca è la longevità di Second Son. Ok, lo potete giocare due volte, ma ciò non toglie che nel complesso la sensazione di “embhe, è tutto qui?” sia fortemente presente nelle fasi conclusive della trama.
E questo Sucker Punch lo sa bene. Tanto che al day one ha reso disponibile un intero filone narrativo denominato “Paper Trail”. Queste nuove missioni hanno un doppio approccio: quello su console, giocando normalmente e raggiungendo i vari obiettivi che ci vengono richiesti (sessioni sempre brevi e comunque ben poco ispirate), ed una seconda parte complementare da “giocare” su PC. Trattasi per lo più di investigazione alla quale si accede attraverso il sito ufficiale di Paper Trail. Dopo un primo periodo in cui il sito è stato per lo più irraggiungibile, la situazione si è poi normalizzata e ci ha permesso di misurarci con i puzzle proposti. Peccato che a parte qualche cosa realmente geniale, c’è il serio rischio che i puzzle proposti possano annoiare ed addirittura indispettire il videogiocatore, facendogli abbandonare le missioni prima di vederne il finale (che risulta però azzeccato al 100%!).

Altra nota stonata, alla quale Sucker Punch ha voluto in qualche modo porre rimedio con una patch. Second Son non possiede un ciclo “giorno-notte” come ormai siamo abituati a vedere nei più famosi openworld in commercio. A seconda della missione, progredendo nella trama, vedremo vari orari giornalieri, ma rimarranno fissi. Se nel narrato dell’avventura questa idea funziona benissimo, una volta concluso il gioco e magari all’atto di dedicarci alle missioni secondarie rimarremo un po’ delusi dall’osservare sempre la medesima illuminazione. Come ha tentato di risolvere Sucker Punch con la patch? Dandoci la possibilità, da menù, di cambiare manualmente le varie fasce orarie. Insomma, meglio che niente, ma ben lontani dalla magia dell’alternarsi di giorno e notte.

inFAMOUS: Second Son è il gioco che più mi ha fatto consumare il tasto “Share” del DualShock 4. Le occasioni per scattare un fermo immagine degno di nota sono innumerevoli, ed i risultati davvero soddisfacenti. Sucker Punch ci ha dunque voluti premiare con l’introduzione del photo mode in cui dare sfogo a tutta la nostra vena artistica, potendo finalmente cogliere fotogrammi in tempo reale da qualunque angolazione e senza l’intrusivo HUD di gioco.

Se c’è una cosa che mi è piaciuta davvero molto, è l’audio. In generale, ad iniziare dall’ottimo doppiaggio in italiano, fino alla chicca che riguarda i passanti di Seattle che, come una metropoli moderna, parlano in lingue anche diverse rispetto a quella da noi scelta. Suggestivo.

A conti fatti, altri mesi di sviluppo avrebbero permesso a Second Son di arrivare più maturo all’appuntamento con il pubblico, soprattutto sotto il profilo delle missioni principali e secondarie, ma bisogna dire che anche così, considerando l’epoca storica in cui arriva, non fa fatica a posizionarsi come uno dei migliori videogiochi attualmente disponibili su PlayStation 4.

T@G EVOtion:
T@G EVOtion

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2 pensieri su “Recensione inFAMOUS: Second Son

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