Recensione Tearaway

Come posso?

Come posso scrivere una recensione obiettiva di un videogioco che ho lungamente atteso e profondamente adorato?
Beh, T@G EVO è T@G EVO, e non uno dei cosiddetti “siti di riferimento”, quindi posso approcciare l’articolo come meglio credo. Chiunque sia intento alla lettura di questa recensione sperando di trovare il gioco spiegato per filo e per segno, è bene che lo vada a cercare su altri lidi.

Perché non si può parlare male di un videogioco come Tearaway.
L’esperienza di gioco che offre questa produzione Media Molecule sfrutta al 100% le potenzialità hardware di PlayStation Vita, così da fornire un gameplay tanto classico (di platform 3D trattasi), quanto innovativo. Touch e fotocamera anteriori e posteriori, giroscopi, microfono. Tutto è implementato dentro il videogioco.
Nostro compito sarà quello di condurre sano e salvo iota (o atoi, a seconda della scelta che compiamo per protagonista di Tearaway, maschio o femmina), una busta da lettere contenente un “messaggio al videogiocatore”, attraverso dei livelli tridimensionali fino al compiersi della missione primaria, ossia la consegna del suddetto messaggio.

Per fare ciò sfrutteremo i tasti della console per muoverci, saltare ed attaccare, ed in più tutte le peculiarità già elencate vanno ad interagire perfettamente con l’ambiente di gioco.

Tearaway è infatti ambientato in un mondo interamente costruito con la carta, e lasciatemelo dire, i colori di questo videogioco e le animazioni realizzate da Media Molecule sono quanto di più bello, artisticamente ma pure tecnicamente, che mi sia capitato di vedere recentemente nel mondo videoludico.
Probabilmente l’ultima volta che sono stato così colpito da un aspetto tanto aggraziato e coerente è stato con il magnifico Super Mario Galaxy su Wii. Tutto sta semplicemente dove deve stare, non c’è una virgola fuori posto.
Spostarsi dentro i vari livelli di Tearaway è una esperienza già di per sé magnifica, anche al netto di tutta la roba che avremo da raccogliere, fare.

Ma la magia non si ferma qui. Pure il gameplay risponde benissimo alle sollecitazioni. Sia esso il gameplay “diretto” su iota, con comandi che si azionano sempre in modo impeccabile (scordatevi quella sorta di “imprecisione” che funesta l’intera saga LittleBIGPlanet), sia sul gameplay indiretto, col nostro faccione pronto a comparire qui e lì dentro i livelli, oppure dita che spuntano dal terreno ed ancora altro che non sto qui ad anticiparvi.

Essendo un mondo di carta, in Tearaway i nostri nemici non potevano che essere le “Cartacce”. Esseri poco amichevoli che di tanto in tanto ci renderanno il cammino più complicato del previsto.
Lo dirò subito, non esiste un vero e proprio livello di sfida nel portare a termine Tearaway. Forse giusto per i più piccini, ma coloro i quali hanno un pochino di esperienza non troveranno la minima difficoltà in nessun livello.
Le Cartacce comunque vanno affrontate, e sono suddivise in varie tipologie, dalle più semplici a quelle coi trampoli, o addirittura svolazzanti. Ognuna di esse va combattuta in modo diverso, dando ai “scontri” quel pizzico di varietà che non guasta.

Col procedere dell’avventura, senza stare qui a spoilerarvi troppo perché ogni cosa è introdotta in modo eccellente, otterremo nuove mosse o accessori. Fra essi, una menzione particolare la merita la fotocamera in game.
Grazie a questa fotocamera potremo scattare fotografie a qualunque cosa presente all’interno dei livelli, e renderla poi disponibile online in uno spazio web tutto nostro sul sito ufficiale del videogioco.
Ma l’utilità della fotocamera non è sola fine a se stessa, in quanto all’interno di ogni livello troveremo una serie di oggetti privati del proprio colore (e dunque si presentano interamente in bianco). A quel punto starà a noi scattare una foto all’oggetto per ridonargli i propri colori e renderlo felice.
L’oggetto che “cureremo” andrà anch’esso sul nostro spazio web, e potremo in seguito scaricarne (sia in bianco e nero che a colori) il papercraft per ricrearlo “dal vivo”. C’è anche l’indicazione della difficoltà nel realizzare il modello in carta dell’oggetto prescelto.
Meraviglioso.

Insomma, ci sarebbe tanto da dire su Tearaway, ma francamente preferisco non farlo.
Si tratta di una avventura magnifica che vi intratterrà col sorriso per ogni secondo di gioco che passerete insieme al vostro iota. E’ uno di quei pochi videogiochi dotato di quella “magia” che, personalmente, cerco in tutte le produzioni ma che troppo raramente si trova.

Quindi se avete trovato, come spero, questa recensione poco dettagliata, spero che vi abbia almeno minimamente incuriosito. Non servono parole per descrivere Tearaway, bisogna soltanto giocarlo ed innamorarsi (ed a questo basta già la demo, pure se a conti fatti vi mostrerà un centesimo delle potenzialità del gioco).
Se avete PlayStation Vita correte a comprare Tearaway. Se non avete PlayStation Vita, beh, a mio parere dovete considerarne l’acquisto proprio per giocare Tearaway:
ciò che nel nostro passatempo viene definito “killer application”.
Tearaway lo è (in un mondo perfetto, ahimè).

T@G EVOtion:
T@G EVOtion

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2 pensieri su “Recensione Tearaway

  1. Scusa ma non si era detto che dovevi smetterla di farmi tornare la scimmia per PS Vita?!?!?? 😛

  2. 😀

    Quando un giorno lo giocherai, troverai parte di quella “magia” che comunemente si trova nelle produzioni Nintendo.

    Spero che un giorno Tearaway possa avere il successo che merita, fosse anche solo “a la ICO” (ossia ha venduto 2 copie, ma è idolatrato 😀 ).

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