Recensione The Last of Us

The Last of Us

Produttore: Sony Computer Entertainment
Sviluppatore: Naughty Dog
Genere: Azione Avventura Stealth in terza persona
Piattaforma: PlayStation 3
Altre Piattaforme: Nessuna
PEGI: PEGI 18+ PEGI Linguaggio scurrile PEGI Violenza PEGI Online

It can’t be for nothing.
Ve ne sarete già accorti, questa non è una recensione come le altre recenti su T@G EVO. Perché questa scelta? Perché qui si parla di The Last of Us. Già il solo decidere cinque motivazioni per il quale non comprare questo videogioco mi avrebbe messo in difficoltà. E poi non me la sento di “dividere” questa recensione in tronconi ben definiti. Non è possibile farlo.

Capita poche volte nell’arco di una generazione di console. Anche in una generazione così lunga come è questa che stiamo ancora vivendo in attesa delle nuove piattaforme di gioco.

Stranamente, poi, quantomeno su PlayStation 3, questa sensazione è capitata altre tre volte per mano degli sviluppatori Naughty Dog.

Sto parlando della sensazione di avere di fronte una produzione eccezionale. Tale è The Last of Us nel suo complesso. C’è ben poco altro da aggiungere.

Non paghi della creazione della serie simbolo di PlayStation 3, Uncharted, i Naughty Dog si sono messi al lavoro su un videogioco parecchio differente da quelli con protagonista Nathan Drake e compagni. A meno di aver vissuto gli ultimi mesi in un pianeta differente da quello terrestre, sapete già benissimo che The Last of Us è un videogioco d’azione, avventura, e stealth in terza persona, ambientato in un futuro piuttosto ostile alla popolazione rimasta “sana” e sopravvissuta ad una potentissima infezione che trasforma gli umani in bestie assetate di sangue.

Protagonisti delle vicende narrate e giocate sono Joel ed Ellie. Il primo, un uomo adulto che nella sua vita ne ha viste fin troppe, la seconda è una teenager che non ha mai conosciuto la vita ed il mondo “pre-infezione”. Personaggi e caratteri molto diversi, quindi, che dovranno cercare di coesistere per fare in modo che il pericoloso viaggio che stanno per intraprendere possa andare a buon fine.

Cogliere alla sprovvista è fondamentale

Di per sé, andare in giro in un mondo pieno di “zombie” pronti ad attaccarci in qualunque momento non è che sia una cosa semplice. Ma se a questo sommiamo una discreta mancanza di armi, munizioni e beni di prima necessità, nonché la presenza di altri esseri umani ormai divenuti dei veri e propri cacciatori (e quindi pericolosi quanto e forse più degli umani infettati), va da sé che più la nostra sopravvivenza risulta messa a dura prova in modo costante.

I nemici infettati si dividono in tre grossi gruppi: ci sono i Runner, gli Stalker ed i Clicker.
I Runner si trovano al primo stadio di infezione, ed hanno hanno ancora per intero sembianze umane. Attaccano senza pensarci su due volte. Fortunatamente essi sono contrastabili anche semplicemente con i pugni, sebbene difficilmente avremo a che fare con un solo Runner per volta, e negli attacchi in mischia non aspettano il loro turno (come solitamente accade in molti videogiochi).
Gli Stalker si trovano al secondo stadio di trasformazione. Possiedono ancora la capacità di vedere e sono ancora in grado di utilizzare un minimo di strategia d’attacco, ma il loro aspetto è molto simile a quello dei Clicker.
I Clicker, quindi, sono sono esseri completamente trasformati, ormai divenuti ciechi, ma dotati di un udito piuttosto sviluppato. Essi sono i nemici più devastanti, perché qualora ci trovassimo di fronte ad un loro attacco diretto non avremmo alcuna probabilità di sopravvivere. Bisognerà quindi muoversi con cautela e coglierli alla sprovvista.
Ci sono poi i Bloater, spaventosi agglomerati infettivi capaci di lanciare bombe piene di spore. Tostissimi da tirare giù, è meglio darsela a gambe levate o aggirarli con intelligenza.

I nemici non infetti invece sono naturalmente intelligenti e dotati di armi di vario genere, dalle pistole ai fucili, fino ad alcune bombe artigianali.

Armi che ovviamente potremo utilizzare anche noi, sebbene, come già detto, il quantitativo di munizioni a disposizione è talmente scarno da non permettere situazioni a la Rambo. Ogni attacco va pianificato, e talvolta è meglio scappare.
Non è presente la vita “rigenerabile” tanto utilizzata nei videogiochi recenti, ma si torna ai vecchi medikit. Essi possono essere sia trovati in giro per le ambientazioni che costruiti sfruttando gli oggetti che troviamo nelle nostre perlustrazioni. Alcol e bende sono sufficienti a creare un medikit. Così come forbici e nastro imballo possono dare vita a dei coltelli. Potremo creare anche bombe artigianali, bombe fumogene, miglioramenti per le armi corpo a corpo (che avranno pochi colpi a disposizione prima di rompersi inerosabilmente), e da sparo.

Queste per sommi capi sono le meccaniche di The Last of Us. Trattasi di un vero e proprio survival, dove centellinare ogni oggetto trovato risulta fondamentale per non soffrire determinate situazioni.

Quello che invece differenzia The Last of Us da tutta la produzione moderna è il fatto che qui siamo di fronte ad un grandissimo videogioco, che verrà ricordato come uno dei migliori di sempre. Ed il tutto sembra essere stato “creato” con una tale semplicità che ci si chiede come mai solo pochi eletti siano in grado di farci giocare esperienze simili.

Difficile scrivere una recensione su di un videogioco che fa della trama e dell’interazione fra i personaggi il proprio punto di forza. Nel senso che non posso e non voglio accennare nulla di quel che accadrà nelle più di 15 ore di gioco che vi troverete ad affrontare. L’esperienza complessiva è così forte, così coinvolgente, che va vissuta da protagonisti assoluti, gustandosi attimo per attimo tutto ciò che ci viene proposto.

Posso però dire che tecnicamente il gioco è straordinario, e per certi versi migliora ciò che di assolutamente magnifico era stato fatto con Uncharted 2 e 3. L’arrivo di PlayStation 4 è alle porte, ma PS3 lascia il passo con una prova di forza praticamente inimmaginabile ad inizio ciclo vitale della terza console Sony.
La cura dei particolari è ciò che sorprende in The Last of Us. Ogni ambientazione è ricreata con una attenzione incredibile, e rende perfettamente l’idea del degrado e dell’abbandono che decenni di crisi mondiale hanno provocato. Lì dove c’erano strade e paesaggi da cartolina, oggi ci sono sì i medesimi soggetti, ma in profonda decadenza. E la popolazione ancora sana si è abituata a tutto questo.

La natura si prende la rivincita sull'umanità

The Last of Us è un videogioco ritmato alla perfezione. Fasi di pausa sono intervallate da attimi di profonda tensione, e combattimenti all’ultimo sangue. Le storie dei protagonisti e dei comprimari si intrecciano passo dopo passo, dando luogo ad un crescendo emozionale che culmina nell’ending.

Insomma, a conti fatti non esiste motivo al mondo per cui non si debba giocare The Last of Us. E’ arrivato soltanto a fine generazione, ma con molta probabilità lo scettro di “best of” va affidato proprio a questa produzione Naughty Dog.
Se vi ritenete dei videogiocatori, andate a comprare The Last of Us.

T@G EVOtion:
T@G EVOtion

Gallery The Last of Us

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Un pensiero su “Recensione The Last of Us

  1. Giusto una piccola precisazione, se mai ce ne fosse bisogno.

    The Last of Us non è un videogioco perfetto, ed a ben vedere non è nemmeno adatto a tutti (come tematiche e come contenuti. Insomma, serve una utenza matura per poterlo capire a pieno). Non è perfetto perché non esistono videogiochi perfetti, ma le piccole imperfezioni presenti non minano assolutamente il progetto globale del videogioco.

    Naughty Dog sempre più “God”.

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