Recensione Gravity Rush

Produttore: Sony Computer Entertainment
Sviluppatore: Japan Studio
Genere: Azione-Avventura Open World
Piattaforma: PlayStation Vita
Altre Piattaforme: Nessuna
PEGI: 12+ Violenza

Lo compro perché:
– E’ uno dei migliori videogiochi su PlayStation Vita
– La progressione della trama è interessante
– Ottima la scelta dei fumetti per le cutscene
– Bellissimo lo stile visivo
– E’ un videogioco diverso dal solito

Non lo compro perché:
– Accade di perdere l’orientamento nelle fasi di volo
– Un paio di missioni non sono all’altezza
– La collisione fra i poligoni non è sempre perfetta
– Non possiedo una PlayStation Vita
– No, sul serio, giocatelo

Storia, caratteristiche, gameplay
Arrivare al lancio di una qualsivoglia console con un titolo nuovo, senza un nome altisonante alle spalle è sempre una operazione pericolosa.
Chi già spende una cifra consistente per portare a casa la console, solitamente si rifugia verso produzioni considerate famose e di qualità, cercando di azzerare il rischio di un incauto acquisto.
La mossa di Sony di proporre Gravity Rush praticamente da subito su PlayStation Vita è dunque sinonimo di grande considerazione verso la produzione interna Japan Studios.
Effettivamente esistono poche produzioni in grado di risultare fin da subito concrete e piene di quella magia videoludica che ti fa capire che ci si trova di fronte ad un videogioco come si deve. Gravity Rush (conosciuto in Giappone come Gravity Daze), è un grandissimo videogioco, e piano piano cercherò di esporre il perché.
Protagonista del videogioco è Kat, una ragazzina che si risveglia ad Hekseville, una strana città sospesa fra le nuvole, senza ricordare niente del proprio passato.
Accanto a sé ha però un gatto nero, che da quel momento la seguirà ad ogni passo.
Devo dire che la sensazione di inquietudine che si respira durante i primi minuti di gioco traspare in maniera così forte dallo schermo di PS Vita che si viene totalmente catturati da questa bionda ragazza intenta a muoversi in un mondo a lei sconosciuto alla ricerca delle prime risposte utili per fare un po’ di chiarezza su quanto accaduto.
Più o meno immediatamente ci rendiamo conto di possedere dei poteri un po’ particolari, e sarà durante l’aiuto occasionale ad una famiglia del luogo che scopriremo di avere la capacità di alterare la gravità a nostro piacimento.
Ed è proprio questo il punto centrale del gameplay di Gravity Rush.
Kat, grazie all’aiuto del gattino Dusty, può modificare la gravità di Hekseville a 360 gradi. Potere che ci porterà praticamente a volare liberamente, a passeggiare verticalmente sulle facciate dei palazzi, a stare tranquillamente a testa in giù su di un lampione.
In un mondo normale, si potrebbero usare questi poteri per puro spasso personale, ma Hekseville è un luogo tanto affascinante quanto pericoloso, per via dell’invasione dei Nevi, esseri “ombrosi” che di tanto in tanto attaccano la cittadinanza, e che solo grazie ai nostri poteri possiamo fronteggiare. Si va dai Nevi piccolini che è possibile abbattere con qualche calcio ben assestato, fino ai Nevi piuttosto grandicelli, in cui le nostre capacità di Shifter e di lottatrice verranno messe a dura prova.
Shifter, sì, avete letto bene. Ad Hekseville, le persone che hanno la capacità di alterare la gravità, vengono identificate come Shifter. Presto ci renderemo conto infatti di non essere le uniche Shifter in azione.
Fondamentalmente, il nostro compito viaggia parallelamente fra il salvare la città dagli attacchi dei Nevi (Kat ha un senso di responsabilità tipicamente giapponese, tende ad aiutare tutti e mai si tira indietro se c’è bisogno del suo aiuto), e cercare di capire chi siamo, da dove veniamo, qual è il nostro destino.
La trama verrà infatti svelata magistralmente mano a mano che procederemo ad una nuova missione principale, con quel giusto pizzico di mistero che ci accompagnerà per tutta l’avventura.
Non mancano missioni secondarie consistenti in sfide di vario genere, oggetti da raccogliere in tutta Hekseville, e persone con cui potere scambiare quattro chiacchiere per capire che aria tira in città.
Dopo un po’ di apprendistato riusciremo a fare nostri i poteri di Shifter, e svolazzeremo qui e lì per Hekseville come se lo avessimo sempre fatto. Certo, nelle situazioni più concitate, specie in occasione degli scontri con più Nevi contemporaneamente, capiterà di perdere il senso dell’orientamento e dovremo focalizzare la nostra attenzione sui dettagli per tornare ad un’azione concreta e gestibile.
Naturalmente Kat non potrà svolazzare quanto gli pare. I poteri di Shifter sono definiti da un tempo specifico che si esaurisce utilizzandoli continuativamente. Basterà tornare a gravità normale per qualche secondo per ricaricare la barra del potere e tornare ad alterare la gravità.
Raccogliendo particolari gemme violastre in città potremo però investirle per potenziare i nostri poteri, ed aumentare così la durata e l’efficacia delle nostre capacità, la forza dei nostri attacchi, la salute (che non è autorigenerante come tanto piace in questo periodo, ma ci si cura prendendo apposite gemme verdi sparse qui e lì), gli attacchi speciali e via discorrendo. Insomma, Kat diventerà sempre più forte ad ogni passo dell’avventura. Una piccola chicca è che non si corre il rischio, inizialmente, di raccogliere tutte le gemme e sbloccare tutti i poteri. In primis perché non sarà possibile raccogliere tutte le gemme sin dall’inizio del gioco (e di questo ne scoprirete il perché solo giocando), e poi anche perché i livelli dei poteri di Kat verranno aumentati di una tacca alla volta via via che completeremo le missioni principali. Bilanciamento complessivo del videogioco perfettamente riuscito.

Poligoni, texture, sound
Il primo impatto con la grafica di Gravity Rush è eccelso. Il videogioco propone una grafica in cel shading con una colorazione calda, tendente al rossiccio, con ampi spazi in cui agire.
Personaggi, ambientazioni, nemici, tutto è estremamente curato, fino a culminare in una Kat del quale è facile innamorarsi sin dalle prime battute.
Raramente ci sono oggetti fuori luogo, il frame rate è stabile, le sbavature pressoché inesistenti.
Se non fosse che ogni tanto in talune circostanze (specie durante l’alterazione della gravità), sembrerà più di camminare in aria piuttosto che poggiare i piedi contro qualche oggetto fisico, potrei concludere che Gravity Rush è tecnicamente eccelso.
Rimane comunque un videogioco ispiratissimo, e con tante di quelle idee da far impallidire altre produzioni.
Ad esempio le varie missioni principali verranno presentate ed approfondite mediante l’utilizzo di fumetti bidimensionali semoventi, da scorrere via touchscreen, e con i quali sarà possibile interagire visivamente muovendo la console. Una idea semplice e facilmente realizzabile, ma che a conti fatti risulta estremamente d’effetto.

L’audio è ottimo. Hekseville è un luogo in cui viene parlata e scritta una lingua sconosciuta (sebbene nei dialoghi si può intuire una certa provenienza orientale), ma il tutto risulta coerente e per certi versi incrementa e fortifica quella sensazione di spaesamento che si ha al risveglio di Kat ad Hekseville. Tutto il resto degli effetti è nella norma.
Ma gran parte dell’atmosfera del videogioco viene data dalla musica di sottofondo, diversa a secondo del quartiere della città in cui ci troviamo, che accompagnerà ogni nostro passo. Un lavoro francamente grandioso, che si amalgama perfettamente con lo stile scelto da Japan Studio per Gravity Rush.

Extra, longevità, rigiocabilità
Gravity Rush non è un videogioco breve. Anche limitandosi alle sole missioni principali avremo modo di giocare per un tempo soddisfacente.
Ma il mondo di gioco non si limita ad una ventina di missioni principali, e propone quindi tutta una serie di sfide secondarie che, una volta vinte, ci faranno anche sbloccare il rispettivo trofeo.
Va anche considerato che procedere nell’avventura senza spendere un minimo di attenzione sull’upgrade dei poteri di Kat ci renderà la vita piuttosto complicata nelle fasi avanzate del videogioco, e saremo impossibilitati dal portare a termine felicemente le missioni secondarie.
Quindi, la ricerca delle gemme violastre risulta essenziale nell’economia di gioco, ed è un’attività anche piuttosto divertente da svolgere. Liberi da ogni pensiero, da ogni missione, svolazzare qui e lì per raccogliere le gemme ha un che di rilassante e coinvolgente.

Concludendo
Gravity Rush è nella top 3 dei videogiochi PlayStation Vita. Chi possiede questa console, non può non giocarlo (anche perché ricordo che in questo periodo Gravity Rush è uno dei videogiochi scelti da Sony per la Istant Game Collection del PlayStation Plus. Insomma, è gratis per gli abbonati Plus).
Come scrivevo in apertura, uscire un nuovo IP al lancio di una console è un’operazione pericolosa. Tanto per quello che ho già esposto ad inizio recensione, quanto perché la base installata non è particolarmente ampia, e quindi la possibilità che il videogioco venda poco, è forte.
Nel caso in cui state pensando di acquistare PlayStation Vita nel corso dei prossimi mesi, segnate sul taccuino anche Gravity Rush, perché non avrete assolutamente modo di pentirvene.
Vestire i panni (succinti, a dire il vero) di Kat, visitare Hekseville, conoscere tutta una serie di persone che ci accompagneranno nel corso della trama, visitare luoghi così concreti ma fantasiosi, immergersi in tutte quelle sfaccettature che compongono Gravity Rush, è una delle esperienze videoludiche più fresche ed appaganti che recentemente mi sia capitato di giocare. Una boccata d’aria fresca, un’avventura che manda Kat dritta nell’olimpo dei videogiochi.
Una perla.

T@G EVOtion:
T@G EVOtion

Annunci

3 pensieri su “Recensione Gravity Rush

  1. Titolo che sembra aver riscosso consensi pressochè unanimi a quanto vedo.

    Per quanto mi riguarda è decisamente interessante già a livello estetico, dovessi far mia PS Vita prima o poi è un gioco sul quale mi sentirei di puntare con fiducia. 🙂

  2. Il fatto è che è un gioco pieno di magia.

    Chiaramente poteva essere migliore, ed il seguito lo sarà senz’altro, ma raramente ho potuto giocare un titolo di tale classe al lancio di una console.

    Poi c’ha quel pizzico di novità e di sensazione di star giocando a qualcosa di nuovo, che vale più di mille ghirigori tecnici.

  3. Poi c’ha quel pizzico di novità e di sensazione di star giocando a qualcosa di nuovo, che vale più di mille ghirigori tecnici.
    E su questo concetto ti straquoto alla grande!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...