Recensione Need for Speed: Most Wanted – a Criterion Game

Produttore: Electronic Arts
Sviluppatore: Criterion Games
Genere: Racing arcade
Piattaforma: PlayStation Vita
Altre Piattaforme: PlayStation 3 – Xbox 360 – PC – Wii U (questa versione arriverà nel 2013)
PEGI:

Lo compro perché:
– Ha la struttura di gioco di Burnout Paradise
– Un Open World Racing Game su una console portatile!
– Si può usare quasi qualunque auto sin dall’inizio, a patto di trovarla in giro per Fairhaven
– Il tocco magico Criterion Games c’è tutto
– I compromessi tecnici rispetto alle versioni maggiori sono accettabili…

Non lo compro perché:
– … anche se nonostante i compromessi, il frame rate a volte soffre tantissimo
– Burnout Paradise viaggiava a 60 frame, questo su console, se va bene va a 30
– Se non vi è piaciuto Burnout Paradise difficilmente vi andrà a genio questo Most Wanted
– Implementazione scadente dell’Autolog
– E’ un pochino lontano dall’originale concetto “Need for Speed”

Storia, caratteristiche, gameplay
Personalmente ad oggi acquisto pochi giochi a scatola chiusa. Criterion Games fa parte degli sviluppatori che hanno la mia piena fiducia, specie dopo avere dato alla luce quel Burnout Paradise che ancora oggi ritengo sia uno dei migliori racing game arcade mai sviluppati. Sicuramente il migliore della generazione.
Neanche la “rinascita” di Hot Pursuit era male, così che la continuazione della collaborazione fra EA e Criterion per Need for Speed è sfociata nel reboot di Most Wanted (che per chi non lo ricordasse uscì nel 2005 sia per la generazione precedente di console, che per la neoarrivata Xbox 360).
Need for Speed: Most Wanted – a Criterion Game, cerca di mixare in un unico gioco la libertà d’azione di Burnout Paradise agli inseguimenti con la polizia, il tutto utilizzando “le basi” di Need for Speed che consistono in primis in un parco vetture degno di nota ed interamente su licenza ufficiale (cosa che comunque ha anche il rovescio della medaglia, in quanto sono spariti gli splendidi “incidenti accartoccianti” di Burnout Paradise).

E così, subito dopo avere avviato il gioco, ci si ritrova a Fairhaven a bordo di vetture da sogno intenti nello scalare la classifica dei 10 Most Wanted e divenire quindi il pilota più ricercato della città.
Ogni vettura avrà accesso ad una serie di cinque gare di difficoltà crescente. Vincendole otterremo sia upgrade per la vettura stessa (pneumatici da sterrato o da pista, turbo modulari o di velocità, trasmissioni corte o lunghe, telai leggeri o rinforzati e scocche aerodinamiche o più resistenti), sia Speed Points. Raggiunta una determinata soglia di Speed Points si sbloccherà la relativa gara Most Wanted. A quel punto dovremo gareggiare 1 contro 1, ed avendo la meglio sull’avversario, dovremo poi andarlo a cercare in giro per Fairhaven per distruggerlo ed ottenere la sua vettura.
Questa è la struttura base del gioco, che poi viene corredata da tutta una serie di obiettivi secondari ma complementari.
Ad esempio, ogni potenziamento sbloccato sarà a sua volta upgradabile in una versione PRO, più performante, conquistando determinati obiettivi di gioco.
Ma gran parte del divertimento viene dato come in Burnout Paradise da cancelli e cartelloni da abbattere, stavolta accompagnati dal dovere trovare un centinaio abbondante di punti di scambio autovettura e dagli autovelox da attivare. Va da sé che girare per Fairhaven diventa ben presto un gran bel divertimento, a prescindere che si stia partecipando ad una gara, o cercando il modo di arrivare ad abbattere un determinato cartellone.
Le vetture, poi, come da tradizione Criterion, rispondono tutte benissimo alle sollecitazioni del pilota (con le chiare e nette differenze fra auto ed auto), e la città ben si presta ad accogliere le nostre scorribande.
Anche se devo ammettere che personalmente ho preferito di gran lunga Paradise City rispetto Fairhaven. Strutturalmente, la città protagonista in Burnout era più completa, complessa e meglio caratterizzata. Fairhaven è più piatta e con meno personalità.

Poligoni, texture, sound
Chiaramente qui bisogna esprimersi col bilancino. Dando per scontato che Most Wanted dà il meglio di sé su PC (dove arriva anche ai fatidici 60 fotogrammi al secondo, hardware permettendo), abbiamo le versioni PS3/360 molto vicine, ed in attesa di vedere cosa sarà in grado di fare Wii U, ci godiamo una versione PlayStation Vita che a conti fatti va appunto valutata con attenzione visto che è la prima volta che si ha a che fare con un titolo del genere su di una console portatile, e su PS Vita in particolar modo (console ancora tutta da scoprire).
L’idea alla base del porting è stata quella di mantenere l’esperienza di gioco inalterata, intervenendo lì dove l’hardware non permetteva determinate cose. Abbiamo quindi in primis una resa grafica più piatta delle versioni “home”, con texture a volte anche fin troppo slavate ed un frame rate che, nonostante gli sforzi profusi in sede di sviluppo, a tratti proprio non ce la fa a stare dietro al gioco.
Anche il traffico è stato rivisto verso il basso per quanto concerne il numero di vetture presenti su schermo (comunque anch’esse su licenza ufficiale).
Nel complesso però il colpo d’occhio rimane eccellente, vuoi per le auto principali comunque ben modellate, vuoi per il senso di velocità che il gioco è in grado di restituire. Bisogna sempre ricordare che ci troviamo di fronte ad un videogioco Open World, e se contiamo anche la presenza di caricamenti piuttosto brevi, direi che il lavoro svolto è stato eccellente.
Probabilmente però con qualche mesetto in più di conoscenza della console, si sarebbe potuto ottenere un risultato migliore, ma ad oggi non credo ci si sarebbe potuto aspettare di meglio.

Anche l’audio fa la sua parte in maniera convincente. Passi per una colonna sonora che non è all’altezza delle precedenti produzioni Criterion (fatti salvi alcuni pezzi assolutamente gradevoli, anche se poi va a gusti, si capisce), il vero protagonista del gioco è il sound delle autovetture. La chicca è senza dubbio il sibilo di rilascio della valvola pop off nelle autovetture turbo, ma è mio parere che Most Wanted segna un nuovo standard per il sound dei motori in un videogioco racing. Spero che in molti abbiano imparato la lezione e si diano da fare per ottenere i medesimi risultati.

Altre piccole differenze fra la versione portatile e quella home sta nel pilota della vettura da noi guidata, che seppure presente, perde la movenza delle mani. Esse rimangono così incollate sul volante in posizione fissa. Anche le parti mobili delle vetture diventano inanimate. Ad esempio gli spoiler che in talune vetture si alzano sopra una certa velocità, stanno fermi.

Extra, longevità, rigiocabilità
Diventare il Most Wanted di Fairhaven non è un lavoro così difficile da portare a termine (anche se qualche gara potrà dare dei grattacapi, la difficoltà della versione PS Vita è inferiore a quanto è possibile giocare sulle piattaforme fisse). Decisamente più complicato è trovare punti di scambio, cartelloni, autovelox e cancelli da abbattere, anche se per i primi tre ci si può aiutare con la mappa in game.
Messo da parte il singleplayer, però, ecco che si spalancano le porte di una modalità online strutturalmente vicina a quanto visto in Burnout Paradise. Su PlayStation Vita il numero dei giocatori per le sfide online è stato ridotto da 8 a 4, ma ci si può comunque divertire insieme ad amici e nemici nel dare vita a sessioni di gioco senza esclusione di colpi.
Peccato per una implementazione di Autolog molto altalenante, con possibili continue disconnessioni.
Il vero fattore rigiocabilità di Most Wanted sta comunque nel gioco in sé. Nel “bisogno di velocità” che traspare da ogni pixel delle produzioni Criterion.

Concludendo
Tutto sommato, dunque, l’esordio su PlayStation Vita di Criterion Games è da promuovere. Magari non a pieni voti, ma il lavoro svolto è stato molto buono, e gli appassionati di racing game non avranno di che lamentarsi.
Personalmente, potendo scegliere fra versione home e versione portatile, ho preso Most Wanted su PlayStation Vita per potere sfruttare le caratteristiche della console in modo completo. Specie per quanto riguarda il poterla mettere in stand by in qualunque momento, e riprendere la scalata alla vetta dei più ricercati in pochissimi istanti. Potendo tornare indietro, rifarei la scelta e ricomprerei questa versione.
In generale il gioco mantiene ciò che prometteva. Sarà pure ben lontano dal concetto originale di “Need for Speed”, ma io che ho adorato Burnout Paradise, ritrovarmi a girare a tutta velocità con una Lamborghini Aventador su di uno schermo da 5 pollici è un po’ un sogno che si avvera. Anche se poi aspettarsi di avere a che fare con un vero e proprio Burnout Paradise 2, è fuorviante. La struttura è la medesima, l’esperienza di gioco, no.
Sia chiaro che non mancano neanche le chicche, come ad esempio le particolari intro dei singoli eventi. Vedere per credere.
Most Wanted by Criterion rimane quindi un videogioco a metà strada fra Burnout Paradise e la sterminata saga Need for Speed. Per il vero “Burnout Paradise 2” mi sa che dovremo ancora attendere parecchio, ma nell’attesa non ci resta che ingannare il tempo con questa produzione.

T@G EVOtion:

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3 pensieri su “Recensione Need for Speed: Most Wanted – a Criterion Game

  1. Ringrazio.

    Alla fine il gioco è godibilissimo e su PS Vita è un mezzo miracolo, ma i fasti di Burnout Paradise sono lontanucci.

    Per capirci, in BP passavo le mezz’ore a cercare di fare il parcheggio con freno a mano perfetto, oppure il record di derapata (trovai una strada spettacolare per ciò), o ancora mille altre cose.

    In MW, no.

  2. Io sono spesso tentato di rimetter su Burnout Paradise… ha veramente lasciato il segno (assieme all’ahimè infinitamente meno popolare Excite Truck) in questa generazione per quanto mi riguarda.

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