Recensione Test Drive: Unlimited 2

Test Drive: Unlimited 2

Produttore: Atari
Sviluppatore: Eden Games
Genere: Racing Arcade
Piattaforma: PlayStation 3
Altre Piattaforme: Xbox 360 – PC
PEGI: 12+ Sesso Linguaggio scurrile Gioco d'azzardo Online

Il ritorno di un capolavoro incompreso
C’erano una volta i racing game classici.
Dal menù si sceglie macchina, circuito, qualche altra opzione di contorno, e dopo un caricamento più o meno breve siamo nel vivo dell’azione.
Poi arrivò Test Drive Unlimited e si presentò al mondo come qualcosa di diverso.
La potenza delle nuove console (Xbox 360 solamente, all’epoca) permise ad Eden Games di approcciare il mondo dei racing in modo del tutto nuovo, proponendoci una immensa isola hawaiana da dominare in lungo ed in largo, teatro di avventure corsaiole e di passeggiate senza meta.
Unlimited non fu un gioco che fece il boom, ma riuscì a ritagliarsi una fetta di appassionati pronti a difenderlo da ogni critica. Me fra essi.

Poi arriva il lungamente atteso annuncio del capitolo numero 2, e si comincia a fantasticare su come è possibile migliorare un videogioco di tale portata.
La verità dei fatti, però, vede il constatare che ad ogni passo avanti tecnico o concettuale, ne sono stati fatti almeno due indietro. A piedi uniti.
L’introduzione di meteo variabile e ciclo giorno notte rendono il mondo di gioco decisamente più bello da vedere e vivere, con effetti visivi anche mica male, ed anche qualche ripercussione sulla tenuta di strada delle auto in condizioni di asfalto bagnato (nulla di trascendentale).
I caricamenti sono pressoché assenti, o comunque molto brevi, anche quando ci si sposta fra le due isole. Perché sì, altra novità del capitolo numero 2 è l’introduzione di Ibiza, un’isola europea che va ad affiancarsi ad O’ahu. Fa piacere trovare stradine, paesini, rotonde e cartellonistica stradale tipicamente europea dopo aver passato tanto e tanto tempo in superstrade americane larghe 40 metri.

Giocando (sempre che non si sia dato un occhio a qualche lista ufficiale di veicoli presenti) ci si accorge, ad esempio, che il videogioco ha perso licenze automobilistiche pesantissime, una su tutte la Lamborghini. Fortunatamente si è riuscito a salvare le Ferrari, ma l’amaro in bocca è forte.

Ma fosse solo questo il problema, si sarebbe fatto presto a soprassedere.

I problemi arrivano “pad alla mano” e non cito nemmeno i volanti, perché introdotti sulle console in maniera assolutamente pessima (G25 completamente inutilizzabile, tarato malissimo).

Il piacere di guida che sgorgava da ogni pixel di Unlimited è semplicemente assente da Unlimited 2. Non c’è divertimento nel guidare, e questo già di per sé rappresenta il fallimento più totale per un gioco di guida.

Se strutturalmente il gioco è migliorato (vengono introdotte le patenti, o ancora tornei che però hanno un retrogusto da reality show che non sono riuscito a digerire completamente), c’è da dire che vengono ereditati tutti i problemi del capitolo precedente, primo su tutti una intelligenza artificiale improponibile ed arrendevole che rende ogni sfida una mera questione di tempo, e mai di bagarre. Anche le penalità per le escursioni fuori pista sono state attenuate. Quasi ridicolizzate. Tanto vale buttarsi a scavare solchi sulla terra che stare in traiettoria.
Insomma, perdere una gara è veramente difficile. Ci si deve impegnare. Anche se…

Scegliere una vettura invece che un’altra diventa fondamentale per gareggiare bene. Il nuovo motore di gioco infatti fa più capricci di un bimbo viziato che non sa quel che vuole. Appunto, sono capricci senza senso, che rendono la guida delle vetture (alcune peggio di altre) un vero inferno. Non c’è coerenza nel comportamento delle auto, e talvolta l’interazione con l’ambientazione può produrre effetti tanto esilaranti quanto minatori della nostra pazienza.

Persino la visuale interna non riesce a restituire un buon punto di vista, tanto che sarà presto necessario adattarsi alla visuale da cofano perdendosi così parte del divertimento nel vedere il cruscotto della vettura.

Come se non bastasse, ci si mette pure l’audio sottotono a rendere il videogiocatore sempre più distaccato da ciò che ci viene proposto a video. In particolare il sound delle scalate di marcia è osceno, permettetemi di dirlo senza giri di parole.

Certo, poi sono state introdotte le gare su sterrato, con tanto di intere sezioni metropolitane collegate fra loro da stradine terrose, ma neanche questo riesce a risollevare le sorti di un videogioco che forse ha osato più di quanto tecnicamente è oggi fattibile. Anche perché poi queste stradine di collegamento fra varie strade maggiori, se le si deve percorrere con vetture non adatte, finirà per annoiare il videogiocatore costretto a percorrere a velocità lumaca, con marce bassissime. E capiterà. Eh, se capiterà.

L’idea che muove i due “Unlimited” è grandiosa. Il primo era un pezzo di software che pur con tutti i suoi problemi rappresentava una perla d’innovazione in un genere stantio da più di 10 anni, ma da un numero 2 ci si attendeva ben altro, o quantomeno che non venisse snaturato in tutti quegli aspetti che rendevano l’esperienza di gioco appagante e divertente per fare spazio a qualche sbrilluccichio grafico in più.

Così non è stato, e considerato il fallimento, Test Drive adesso cercherà di ritornare in vetta al genere con un nuovo sviluppatore, Slightly Mad Studios, ed un nuovo produttore, BigBen. Test Drive Ferrari Racing Legends.

La speranza però è che con l’approssimarsi delle prossime console, il concept di Unlimited non venga abbandonato, ma ripreso, migliorato, ed espanso ove ve ne sia bisogno.
Io ci credo ancora.

Questo articolo è dedicato ad una persona speciale che non c’è più. Mio nonno.
*

Voto: 2/5
T@G EVOtion:
T@G EVOtion

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