Recensione Uncharted: L’Abisso d’Oro

Produttore: Sony Computer Entertainment
Sviluppatore: Bend Studio
Genere: Avventura
Piattaforma: PS Vita
Altre Piattaforme: Nessuna
PEGI:  

Nathan Drake torna in azione, stavolta però su di uno schermo piccolino
Potendo scegliere un videogioco di lancio per una nuova console Sony, credo che al giorno d’oggi la scelta migliore sia un episodio della serie Uncharted.
E nella line up PS Vita, insieme a tanti altri titoli interessanti, è arrivato anche Uncharted: L’Abisso d’Oro, o Golden Abyss per i mercati anglofoni.
Non è sviluppato dai proprietari del brand, i Naughty Dog (occupati in Uncharted 3 e The Last of Us), bensì da Bend Studio (già al lavoro su Resistance: Retribution su PSP e della serie Syphon Filter su PS1, PS2 e PSP).
L’idea è quella di fare arrivare sulla piccola PS Vita un videogioco in grado di fare comprendere le potenzialità della nuova console, ed allo stesso tempo cercando di non sfigurare se paragonato ai tre episodi PlayStation 3. Effettivamente non una missione del tutto semplice, anche considerato che la trilogia degli Uncharted PS3 ha settato verso l’alto il livello delle avventure videoludiche.
Per moltissimi early adopter PS Vita, l’Abisso d’Oro rappresenta il primo videogioco acquistato e giocato sulla console, e così ci si ritrova ad inserire la card nello slot con un po’ di timore.
Comparsa la “bolla” sul display, ci si preme addosso e siamo pronti ad immergerci in una nuova avventure a base di enigmi ed azione.

L’impatto è devastante.
Tecnicamente Uncharted mostra subito i muscoli, e si presenta visivamente vicinissimo ai fratelloni PS3. Merito anche dello splendido schermo di PS Vita, non c’è da nasconderlo, ma fa veramente impressione vedere tale qualità su uno schermo così piccolo. I doppiatori sono quelli storici della saga, fortunatamente.
La disposizione dei tasti rimane pressoché identica a quella già apprezzata negli altri videogiochi, e i due analogici di PS Vita aiutano non poco nel ritrovare le medesime sensazioni di gioco del Dual Shock.

Ricordate Drake’s Fortune? L’episodio di esordio di Uncharted su PS3 presentava tutta una serie di funzionalità che poi sparirono dai capitoli successivi. Molte di esse erano legate al sensore di movimento Sixaxis. Era importantissimo per Sony a quel tempo dare importanza a queste funzionalità, anche a costo di implementarle in malo modo.
Viste le peculiarità di PS Vita, quindi, era ovvio che la medesima situazione si ripresentasse. Anche se stavolta alcune novità di gameplay ben si adattano alla struttura di gioco.
Ad esempio potremo scalare ed arrampicarci semplicemente strisciando il dito sui vari appigli, oppure salire o scendere dalle corde simulando i movimenti della salita e della discesa sul touch pad posteriore della console.
Quello che proprio non mi è andato a genio è invece l’utilizzo della camera posteriore e dei sensori di movimento per perfezionare la mira delle varie armi. Preferisco di gran lunga disattivare queste funzionalità, ed avere la mira unicamente dipendente dai movimenti dell’analogico destro. Ed i risultati mi danno ragione, avendo ottenuto più di 200 headshot durante la prima “giocata”.

Il gioco, nel suo complesso, scorre via fluido ed appagante come sempre. Onestamente questo era il mio più grande dubbio, ossia vedere un Uncharted non sviluppato dai creatori della saga. Fortunatamente il dubbio è svanito quasi subito.

La trama è piacevole da seguire, anche se per forza di cose non aggiunge chissà quale background narrativo alla serie. Pur nella classicità del racconto, l’intreccio risulta abbastanza godibile da chiederci come vada a finire.

In mancanza della modalità multigiocatore, è soltanto carina l’integrazione con l’applicazione near per scambiare oggetti con gli amici.

Oltre ai tesori da trovare in giro per la mappa, questa volta sono stati aggiunti anche tutta una serie di puzzle o di “trova l’oggetto e puliscilo”, che ancora una volta stanno lì a fare da showcase per le funzionalità della console. Dovremo ora ricostruire pezzi di giornale a mo di puzzle, ora pulire vecchi oggetti pieni di terra, o ancora ricalcare segni ed incisioni che troveremo qui e lì negli ambienti. Il tutto utilizzando esclusivamente il touchscreen ed il touch pad.

A proposito. Ho poco gradito la mancata implementazione dell’utilizzo dei tasti nel menù di gioco. Potremo scorrere le varie opzioni solo attraverso lo schermo, e lì per lì risulta poco efficace, anche per una disposizione di questi controlli che è stata male calibrata. Ad esempio per entrare in pausa dovremo premere Start, e pur essendo presenti molteplici opzioni a schermo da azionare col tocco, per tornare a giocare dovremo ripremere Start. All’inizio si fa un po’ di confusione, ed è chiaro come l’interfaccia sia stata adattata senza i dovuti accorgimenti di testing.

Le immagini che seguono sono tutte state tratte da me attraverso l’apposita funzione di PS Vita (saranno personali gli screen di tutte le recensioni e prove di giochi per questa console), e non rappresentano il benché minimo spoiler sugli eventi della trama (ci tengo).

A conti fatti, dunque, un Uncharted che segna indelebilmente l’inizio di una nuova console sul mercato. Sperando che possa portare a PS Vita la medesima fortuna che ha portato a PS3.
Sicuramente il miglior gioco di lancio, ed una nuova perla nell’universo di Uncharted.

Bella prova per tutti, PS Vita, Sony, e Bend Studio!

Voto: 4/5
T@G EVOtion:

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Un pensiero su “Recensione Uncharted: L’Abisso d’Oro

  1. Difficile dire se i fasti di PS3 si potranno raggiungere anche su Vita, ma l’esordio è promettente. Bella perla.

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