Recensione The Tomb Raider Trilogy

Produttore: Square Enix
Sviluppatore: Eidos Interactive – Crystal Dynamics – Buzz Monkey
Genere: Avventura
Piattaforma: PlayStation 3
Altre Piattaforme: Nessuna
PEGI:  

Una trilogia in alta definizione
Mi piacciono i giochi di avventura. Con molta probabilità, se dovessi scegliere un genere preferito, le avventure riuscirebbero a battere persino i racing game nella mia personale scala di valori.
Fra le Avventure con la A maiuscola non si può non citare Tomb Raider, con protagonista quella Lara Croft che, insieme a Mario, è conosciuta anche da chi un videogioco nella sua vita non lo ha mai visto nemmeno per sbaglio. Inutile tornare indietro nel tempo fino a rispolverare gli albori della saga (anche se dovrò poi farlo più in là in questa recensione), sappiamo tutti perché Lara Croft è famosa, per tutti gli altri c’è Wikipedia.

Questa recensione si occuperà della trilogia arrivata su PlayStation 3 in un singolo pack contenente Tomb Raider: Legend, Tomb Raider: Anniversary e Tomb Raider: Underworld. Il primo ed il secondo sono riproposizioni in alta definizione dei giochi visti su PlayStation 2, mentre Underworld è arrivato su PlayStation 3 ed altre console qualche anno fa, quindi è nativo “nextgen”. Data la corposità dei tre giochi, procedo col dividere questa recensione in tre piccole parti, cercando poi di tirare le somme a fine recensione. E dato che il gioco racconta una storia divisa in tre capitoli, vediamo di procedere con ordine.

Tomb Raider: Legend
Sebbene l’episodio più vecchio è l’Anniversary, visto che si tratta del rifacimento moderno del primo Tomb Raider, il primo capitolo della trilogia è proprio Legend.
E, facendola breve, è anche il capitolo peggiore. L’importante è non essere scoraggiati da un inizio così pallido, per riuscire così a giocare gli altri due videogiochi.
Fortuna vuole che Legend possieda una longevità veramente ridicola, quindi in poco più di 5 ore riusciremo a portarlo a termine senza troppi problemi. In fondo ci serve conoscere ciò che narra, se vogliamo seguire il filone della trama spalmata nei tre videogiochi della trilogia.
Anche tecnicamente il gioco si presenta male. Adattato alla bene e meglio all’alta definizione, il gioco soffre di problemi fastidiosi, come una pessima gestione delle ombre, e texture mai all’altezza. Non mancano nemmeno i bug che impediscono talvolta persino di proseguire nell’avventura, forzando al caricamento del salvataggio più vicino.
Altra cosa a mio avviso fastidiosa è il supporto audio di quei due personaggi, Zip e Alister, che diventano odiosi praticamente subito. Vorrebbero essere brillanti e dare un tocco in più al gioco, ma lo affossano.
Ripeto, fortunatamente il gioco finisce molto presto, e si può passare ad Anniversary.

Tomb Raider: Anniversary
Qui c’è da distinguere se si è giocato o meno il Tomb Raider originale. Se lo si è giocato, allora molte sezioni di Anniversary, oltre ad essere oggettivamente belle, ci ricorderanno gli anni della giovinezza, per cui il tutto sembrerà migliore di quanto è in realtà.
Se invece è la prima volta che si gioca questo capitolo allora avremo meno amarcord, ma giocheremo comunque il miglior capitolo di questa trilogia.
Miglior capitolo, sì, perché seppure sia solo “portato” in alta definizione, per Anniversary è stato compiuto un buon lavoro, ed il videogioco si presenta bene. Certo è spigoloso, ma l’esperienza generale non ne risente poi troppo.
Ben calibrato, in questo Tomb Raider avremo finalmente come nostro alleato il silenzio, il tanto amato silenzio che caratterizzava i veri giochi di Tomb Raider. Silenzio narrativo talvolta interrotto da animali feroci da abbattere, mugugni sexy di Lara, lo scoppiettio di pistole e fucili, e l’immancabile rumore di antichi meccanismi in pietra che azioneremo in ogni livello. Insomma, un vero Tomb Raider.
La longevità di questo Anniversary è consistentemente superiore a quella di Legend, ma il gioco raramente soffre di momenti di stanca, risultando lineare e gradevole nel suo incedere, sebbene talvolta alcune aree puzzle grandicelle possano metterci in difficoltà.
Il migliore dei tre, dunque, perché Underworld…

Tomb Raider: Underworld
Questo è dunque l’unico capitolo nativo PlayStation 3 per una serie che in questa generazione di console ha conosciuto il rivale più ostico di sempre, ossia quell’Uncharted che con tre capitoli (ed uno imminente portatile) è riuscito a portare i videogiochi d’azione lì dove non erano mai arrivati.
Cosa c’è di male in Tomb Raider: Underworld?
Secondo me, tanto.
Innanzitutto è un semplice ripensamento per console potenti di una struttura di gioco che si porta avanti da troppi anni. Tecnicamente alterna cose belle a cose meno belle. Ad esempio se gli ambienti che ci circondano sono stati ricreati con cura e dovizia di particolari, la stessa attenzione non si può dire sia presente in altri compartimenti tecnici, con tutta una serie di problemini che ci perseguiteranno per l’intera durata del gioco. In primis le compenetrazioni “con e fra” l’ambiente. Se tecnicamente non si riesce ad ovviare al problema ci vuole un ottimo lavoro di level design per renderlo poco presente, ma non è questo il caso. C’è ben poca “ispirazione” in Underworld.
Come se non ne avessimo avuto abbastanza in Legend, anche in Underworld ci viene proposta la moto. Ed anche stavolta viene implementata malissimo (e almeno in Legend era una Ducati, qui è una 2 ruote anonima). Corridoi infiniti da percorrere velocemente, salti qui e lì, e tanta inutilità.
Sparatorie mai coinvolgenti, ed enigmi talvolta troppo dispersivi.
A questo si aggiungono dei comandi che non sempre fanno ciò che gli si dice, ed una telecamera che segue malissimo i movimenti in ambienti stretti. La cosa che più mi ha fatto infuriare circa i comandi, però, è stato l’aver piazzato in un uno tasto una serie infinita di azioni. Sto parlando del Triangolo, o comunque il tasto in alto dei quattro tasti azione alla destra dei pad.
Corpo a corpo, attivazione leve e bottoni, raccolta oggetti. Tutto in uno. Ciò porterà Lara a dare calci insensati quando vorremo raccogliere qualcosa, o picchiare un “non morto ancora vivo” quando in realtà vorremmo solo abbattere definitivamente un “non morto abbattuto”.
Abituati ormai alla coerenza delle azioni di Nathan Drake, vedere tutta questa inutilità è senza dubbio sconfortante.
Il problema più grande però, è che Underworld è un videogioco noioso, che si regge su di una trama mai troppo convincente, e che non dà nessuno stimolo a volere proseguire l’avventura.

Dunque, concludendo
Tutto sommato comunque vale la pena recuperare i tre videogiochi. Almeno per gli amanti delle avventure come me. Nonostante alti e bassi, è indubbio che qualche ora di sano puzzle solving fa sempre piacere, magari però alternando Lara con videogiochi più ritmati ed emozionanti.
Tutto ciò in attesa di quel reboot (indispensabile) della saga che Square Enix ha già previsto, donando a Lara un’avventura che possa finalmente riportarla ai vertici della categoria.

Voto: 3/5
T@G EVOtion:

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