Opinione Assassin’s Creed: Brotherhood


Produttore: Ubisoft
Sviluppatore: Ubisoft Montréal
Genere: Avventura
Piattaforma: PlayStation 3
Altre Piattaforme: Xbox 360 – PC
Recensione Videogioco: Assassin’s Creed: Brotherhood
 
Requiescat in… taedium
In attesa della recensione di Revelations che scriverò fra qualche settimana, giusto il tempo di portare a termine il quarto Assassin’s Creed, non posso esimermi dallo scrivere due paroline su Brootherhood, videogioco che continua la minisaga “Ezio Auditore” all’interno della saga principale. Il gioco è infatti il diretto seguito di Assassin’s Creed II, mostrando dunque gli stessi protagonisti ed antagonisti (Ezio, Leonardo, Machiavelli, i Borgia), ma ambientato però nella capitale d’Italia, Roma, lasciando così Firenze, Venezia e la Romagna al passato.

Certo, probabilmente non esiste città migliore di Roma, in Italia, per dare peso al background della trama che Assassin’s Creed nella sua interezza vuole narrarci. Anche se personalmente devo dire che non c’è stato feeling con la città eterna. Ma il problema credo non risieda unicamente nella città in sé, quanto piuttosto nell’intero videogioco.

Assassin’s Creed: Brotherhood, qualche decennio fa, sarebbe stato un ottimo Data Disk. Oggi è un “gioco completo”. E’ difficile infatti nascondere la sensazione che Brotherhood sarebbe benissimo potuto essere compreso già all’interno di Assassin’s Creed II, ma Ubisoft ha deciso di “allargare il progetto”, dando così vita alla “trilogia di Ezio” che si concluderà in Revelations. Non che sia un peccato mortale eh, anche considerando come (e dove) sta andando il mercato dei videogiochi in questi anni. In fondo in Brotherhood di roba da fare ce n’è in quantità industriale, però se avete in mente il salto qualitativo che c’è fra AC1 ed AC2, non troverete nulla di simile in Brotherhood. L’unica novità degna di nota è l’introduzione del multiplayer, ormai immancabile in qualsivoglia produzione odierna, anche quando nessuno ne sente la necessità.

Un’altra differenza rispetto ai capitoli precedenti è che, sì, stavolta creeremo una “società d’Assassini”. Purtroppo però, ciò non farà altro che rendere ancora più facile il gioco, molto più di quanto già non lo fosse il “capitolo II”.

Un sfavore, a mio parere, è che ormai si può considerare definitivamente persa l’arte dell’assassinio che tanto mi aveva convinto nel primo videogioco della serie.
Al posto di molti assassinii, ci vengono proposti invece un sacco di combattimenti contro tanti soldati nemici. Combattimenti che, a causa delle armi da fuoco, dell’IA non certo spettacolare, ma soprattutto del letale contrattacco, diventano ben presto una noiosa formalità.

La trama, poi, non decolla praticamente mai se non negli ultimi 30 secondi, quando osserviamo un finale inaspettato che riesce a catturare la nostra attenzione, lasciandoci nel contempo la voglia di sapere assolutamente come continuerà.

Per me, a conti fatti, Brotherhood è l’episodio meno riuscito della saga, perché non apporta nulla di significativo ed è pieno di bug fastidiosissimi (sempre presenti nella serie, a dire il vero, ma qui risaltano più che nelle altre produzioni) come ad esempio compenetrazioni varie, animazioni di salita e discesa scale ancora non pervenute, roba che compare dal nulla anche a breve distanza, cambi di luminosità e contrasto assolutamente insensati.

Un aspetto interessante è invece che ancora una volta potremo decidere se affrontare il videogioco in maniera “superficiale”, facendo il minimo indispensabile per procedere con la trama principale, oppure in modo “profondo”, addentrandoci nei meandri di una città piena di piccoli e grandi segreti pronti per essere svelati.

Devo ammettere che è con molta curiosità che adesso mi accingo a giocare Revelations. Voglio avere la conferma della strada che Assassin’s Creed ha imboccato. Perché Ubisoft ci ha promesso un capitolo della serie anche per il 2012, ma io mi convinco sempre più del fatto che, portata a conclusione la storia di Ezio Auditore, questa saga necessita un attimino di pausa per stabilire per bene “cosa vorrà fare da grande”.

T@G EVOtion:

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