Recensione PES 2012


Produttore: Konami 
Sviluppatore: Konami
Genere: Sportivo
Piattaforma: Xbox 360
Altre piattaforme: PlayStation 3 – PC
PEGI:


Il lato divertente dello sport più bello del mondo

Ora basta. Basta inserire titoletti in stile “Il ritorno del Re” o simili. Sono caduto nel tranello anche io, ma è tempo di cambiare. Non solo per noi redattori. Oramai il Re, quello con la erre maiuscola è in letargo da un pezzo, dal 2008, e non ha mai aperto occhio. Al massimo ha tentato di farlo, ma poi è tornato nel suo tranquillo mondo.

E allora le mie conclusioni in merito quali sono? Semplice. The king could return in the next gen. Ossia, il re potrebbe tornare nella prossima generazione (di videogiochi).
Voglio sperare che Konami lo sappia, voglio sperare che questa dannata next-next-gen faccia presto, ma so di per certo che la distanza con la concorrenza è, senza girarci troppo attorno, piuttosto cospicua e difficilmente colmabile. Come se non bastasse le calamità naturali abbattutesi in Giappone negli ultimi tempi hanno peggiorato la situazione sotto un punto di vista prettamente pratico. E giustifichiamo appieno Seabass se ha usato come alibi la mancanza d’elettricità dovuta appunto al terremoto che ha portato come conseguenza inevitabile un minor lavoro sulle animazioni e non solo.

I ragazzi nipponici, nonostante tutto, hanno lavorato per dare alla luce un prodotto completo e per migliorare laddove effettivamente le necessità lo impongono. Il menù si presenta simile al predecessore ma con rifiniture e sfondi diversi. Nel layout di fondo compaiono video di animazioni varie con il logo Uefa annesso, mentre le icone si scorrono sempre orizzontalmente con un blu acceso molto suggestivo a fare da tonalità cromatica portante. Subito ci accorgiamo che si affiancano alle solite opzioni di gioco delle complete new entry e anche, inaspettatamente, dei ritorni graditi. Nella sezione delle prime citate, abbiamo la comparsa di un pacchetto tutto nuovo che comprende Master League, Diventa un Mito, Football Life e Patron. Le prime due, a dir la verità, non sono nuove all’utenza, ma fanno parte del pacchetto Football Life, appunto, nel quale si può scegliere fin da subito quale strada intraprendere: quella del giocatore unico, o quella del gestore completo di una squadra con annessi e connessi. Da sbloccare nei contenuti extra la modalità Club Boss (Patron) che permette di essere il presidente di una squadra di calcio in tutto e per tutto, gestendo economicamente e “tecnicamente” la squadra cercando di portare la propria creazione ai livelli massimi del calcio mondiale.

Il completo pacchetto è chiamato “Mondo Calciatore”, la traduzione di Football Life per capirci, anche se nel corso della review, personalmente mi rifiuto di chiamare in questo modo quella che è per tutti la Master League in generale.

Nella schermata della partita invece, spuntano pochi cambiamenti. Subito, bisogna crearsi un proprio account per personalizzarlo e gestirlo al meglio inserendo Finte, Formazioni, il proprio aspetto facciale e tutte le varie diversificazioni per quanto riguarda i passaggi manuali/teammate control/off the ball control, tutta roba che vi sarà più chiara al termine della recensione. La schermata tattica non subisce alcuna variazione in sé, tranne per qualche cambiamento grafico nella parte bassa dello schermo. Il solito annoso problema è, manco a dirlo, quello delle licenze. Non ve lo aspettavate vero?

Beh, non è un caso che abbiamo usato il termine annoso per indicare quanto Konami sia arretrata nel campo licenze. Mancano Premier League (18/20 fake), Bundesliga (assente tranne per tre squadre) e campionato portoghese (solo 3 squadre ‘reali’). Ed è quasi un miracolo che Serie A, Ligue One, Liga e Eredivisie siano completamente licenziate, dopo molti svarioni nel 2011 riguardanti il nostro campionato e quello spagnolo. In questi termini i developer si salvano nell’ambito delle competizioni, che hanno per la Uefa Champion’s League, Europa League, e Copa Libertadores in primis, vantando della collaborazione con Uefa, di cui non può invece contare Fifa.

Può invece contare Fifa, quest’anno, di una completa revisione del motore di gioco in modo da rinnovare la saga canadese. La stessa scelta drastica di cui necessiterebbe PES non è stata fatta, ma sono stati altresì compiuti dei passi avanti generali. Tali migliorie vertono su movimenti senza palla, maggior personalizzazione del sistema di gioco e innovativa funzionalità che permette di controllare due giocatori contemporaneamente, nelle azioni vere e proprie e nelle palle da fermo. Molto importante anche saper calibrare la velocità di gioco e la manualità dei passaggi (su scala da 0 a 5). A farla da padrona però sono anche i dettagli esterni al campo, facciali e quindi, più in generale, grafici. Ancora una volta l’azienda nipponica ha saputo sfruttare un rendering facciale a dir poco impressionante che porta dunque con sé somiglianze dei giocatori alle loro controparti reali sfacciatamente identiche. Comunque, la base già di per sé accettabile dal quale si è ripartiti in termini di giocabilità dalla passata edizione ha senza dubbio migliorato molte delle magagne tecniche presenti e ha permesso a Konami di offrirci un prodotto godibile e piacevole senza, apparentemente, farci scervellare troppo per andare in rete. Però, in difesa, la situazione possiede due contraddizioni alquanto discordanti. Da una parte un’intelligenza artificiale dei difensori a dir poco impeccabile (sterilizzata anche dai problemini che aveva avuto in passato) e un’IA dei portieri che ne è praticamente agli antipodi. Già dalla demo avevamo riscontrato degli inghippi non da poco, ma ora la situazione va curata con una emergente patch che sia, stavolta davvero correttiva. La miglioria in effetti si è denotata davvero lievemente, troppo lievemente. Grande attenzione meritano le nuove features tra le quali figurano l’Off the Ball Control, o il Teammate Control. Insomma, un insieme di movimenti corali nei quali i vostri compagni di squadra cercheranno gli spazi con intelligenza, evitando ove possibile il fuorigioco. In più, è possibile muovere simultaneamente due giocatori, manualmente o lasciando che il computer scelga chi e dove debba muoversi. Nel primo caso le vostre dita andranno ben presto a farsi benedire, dovendo scegliere chi, dove, quando, ma, sopratutto, senza perdere il controllo del pallone con l’atleta che lo ha in quel momento. Nel secondo caso, decisamente più fattibile, solo due input vanno inseriti, ossia R3 e analogico verso destra o verso sinistra (dipende dalla direzione che volete intraprendere). Buona la sensibilità e la incisività di tali movenze, anche se, un novellino che vede per la prima volta questi comandi, parte con uno svantaggio non da poco. Ergo, gli sarà quasi impossibile vincere nel caso in cui non abbia una decente manualità.

E, infine, nota dolente sui cross: si sente la mancanza di un tocco personale ai traversoni, sempre e comunque pilotati e dosati al punto giusto dal sistema.

Avevamo accennato prima un ritorno a modalità “meno recenti” che sono riapparse nell’ambito odierno. La più spiccata fra queste è assolutamente quella del Training Challenge, una sorta di modalità a sfide nel quale si accumulano punti e medaglie a seconda del proprio risultato. Nel contenuto extra (per i fan di lunga data, PES-shop) rimangono praticamente invariati i pack sbloccabili, anche nell’editor. E, a proposito di editor, non è un caso che sia piuttosto potente e imponente, visto che, molto spesso, gli utenti ricorrono a patch introducibili con chiavetta o periferiche varie per sopperire alla fastidiosa mancanza di licenze, loghi e divise ufficiali. Sempre qui, troviamo una banalissima estensione della creazione degli stadi, che permette da quest’anno di poter edificare impianti a pianta ellittica e non solo stadi squadrati in english-style. Come se ciò non fosse già idoneo per rimediare alle deficienze annose nominate prima, Seabass & Murphy hanno dichiarato di voler pensare sopratutto all’Editor nella prossima edizione della saga… beh, non resta che aspettare, fanatici!

Due righe di dovere al multiplayer online che si discosta solo in parte dagli anni passati in quanto il sistema accoppierà utenti tramite un match-making logico e non casuale, mettendo a confronto giocatori con punteggio non troppo dissimile.

Passiamo ora all’aspetto tecnico della produzione di casa Konami. Premetto che guardo molto tecnicamente un videogame sportivo (calcistico, motoristico o di basket non importa) perciò non ho lasciato tanto correre in un paio di occasioni. Partiamo dalla telecronaca, elemento fondamentale in un match, e che non può essere troppo ripetitiva perché poi, parliamoci chiaro, vi accompagna in tutte e dico tutte le esibizioni a cui prenderete parte. Quest’anno Luca Marchegiani (telecronista Sky) ha battuto l’ormai un po’ monotono José Altafini per il posto da analista, mentre il commento è affidato (ormai da quattro anni a questa parte) a Pierluigi Pardo (ex-Sky ora in forza alla concorrenza M. Premium). I giudizi credo che andrebbero fatti a giugno, perché se fino ad allora riusciranno a non stancarmi, beh, allora la prova sarà superata. Francamente però, ci potrebbero essere voci a spasso più coinvolgenti e celebri che non mi lascerei scappare (Sandro Piccinini mi sembrerebbe adatto per questo ruolo ad esempio…), ma non dilunghiamoci oltre.

Poi, finalmente in un gioco di calcio, c’è “vita” oltre il rettangolo di gioco: gente che si muove, tifosi in 3D che animano con cori e sciarpate la gara, raccattapalle, steward che mettono a posto il campo, allenatori ed atleti che si scaldano fruendo di esercizi di stretching e skip vari. Molto bello e coinvolgente. Come molto immersiva la fattura perfetta dei volti, addirittura abbelliti con intorpidimenti di vene e sudore. Buona la fisica della palla, ora un po’ più realistica rispetto all’anno 2011 quando la sfera prendeva traiettorie inconsuete e piuttosto improbabili… le animazioni invece rimangono sottotono, o perché siamo abituati a quelle canadesi (ogni riferimento a cose o persone è puramente voluto), o perché ci sono stati problemi a livello operativo.

Le rose verranno aggiornate subito dopo l’uscita del gioco (anche se rimane una cosa inaccettabile dal mio punto di vista…) mentre è più che buono il campionamento degli stadi di gioco, molto ben dettagliati. Certo, gli manca qualcosa rispetto a Fifa in ambito di cori e musiche in primo piano, ma siamo a buoni standard. Chiudo con un purtroppo insufficiente comparto sonoro presente mentre si naviga nei menù, numericamente e qualitativamente un po’ scarsino…

In conclusione la secolare (si fa per dire….) serie calcistica Konami, sforna un che si distacca finalmente dalla monotonia che perdurava dal 2007-08′. Io credo che una svolta così ci voleva. Una svolta concettuale, più che di programmazione vera e propria. Insomma, avere un FIFA da una parte, ed un PES che cercava di emularlo ma riuscendoci pessimamente, era un motivo in più per dare il nostro cash all’EA, ma ora no… in oriente si pensa al divertimento, alle situazioni di gioco ludiche nel senso stretto della parola, con poche sfumature che fanno pensare alla concorrenza. Insomma un ISS PRO, evolutosi sin dai tempi delle macchinette nei bar, e arrivato fino al 2012, ossia in una generazione “di fenomeni”, ritenuto non non all’altezza delle aspettative e dei tempi che corrono, sarebbe stato una delusione alla quale difficilmente avremmo resistito oltre. È chiara intenzione di Konami l’aver voluto svoltare verso il divertimento, lasciando molto meno spazio alle brutte figure “simulative”. E, a mio avviso, è il gioco che raffigura esattamente la filosofia del nostro T@G Evo: passione e divertimento videoludico.

Molte cose vanno riviste, alcune pesantemente, altre meno. Ma resta il fatto che il Seabass si è messo in testa di dover lavorare sodo per una concorrenza che, stando a ciò che vediamo sott’occhio, è un treno che non ne vuol sapere di deragliare, né tantomeno di perdere terreno… ma con questo PES, ci scordiamo le distanze tecniche e andiamo avanti.

Voto: 3/5
T@G Emotion:

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Un pensiero su “Recensione PES 2012

  1. Devo dire che pur non avendo giocato il gioco completo, mi sento di appoggiare il tenore della recensione.

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