Recensione Uncharted 3: L’Inganno di Drake

Produttore: Sony Computer Entertainment
Sviluppatore: Naughty Dog
Genere: Avventura
Piattaforma: PlayStation 3
Altre Piattaforme: Nessuna
PEGI:


L’hat-trick è servito. La palla la porta a casa Naughty Dog

E’ inutile negare che l’hype generato dalla terza prova “nextgen” di Naughty Dog era alle stelle. Ci siamo tutti ritrovati con una infinità di speranze, ed in spasmodica attesa contavamo i giorni che ci dividevano da Uncharted 3: Drake’s Deception, (che, va beh, in Italia è diventato “L’Inganno di Drake”). Trailer spettacolari, fasi di azione entusiasmanti, progetto e premesse di titolo di livello assoluto. C’è chi ha seguito passo passo lo sviluppo del gioco, e chi per evitare anticipazioni e spoiler anche ingenui si è premurato di stare alla larga da ogni informazione.

Come poche altre volte capita, e raramente mi è capitato di scrivere, la recensione (qualsivoglia) di Uncharted 3 secondo me non serve a convincere nessuno all’acquisto. Eppure una recensione va scritta, ed il videogioco va affrontato su queste pagine. Ma come affrontarlo cercando di lasciare spoiler e sentimenti personali fuori da queste poche migliaia di caratteri?Possibile lasciare fuori gli spoiler, impossibile non scrivere dei sentimenti personali.
Sì, certo, si potrebbe affrontare la narrazione dividendola in compartimenti stagni, parlando della tecnica, della giocabilità, di tutti quegli aspetti che tanto lodiamo quando un videogioco ci piace, e che tanto deprechiamo quando ci si aspettava ben altro. Poi facciamo una bella media matematica, e la recensione è servita. No. Il fatto è che quando si inserisce il Blu Ray di Uncharted 3 all’interno di PlayStation 3 e si comincia a giocare, ci si dimentica di tutto. L’attesa e le aspettative ci lasciano di colpo, e veniamo trasportati da quei “magici” Naughty Dog, attraverso un complesso giocoso e narrativo sempre più vicino ad un film, non soltanto nelle cutscene, ma frazione dopo frazione, passo dopo passo. E’ come se questi due anni non fossero mai passati, tanto immediatamente ci si riconosce nelle atmosfere peculiari ed estremamente caratterizzanti che abbiamo imparato ad apprezzare nella serie Uncharted.
La giocabilità “dinamica” già vista in Uncharted 2 qui fa il suo ritorno all’ennesima potenza, tanto che talvolta ci si chiede se “a quel punto” bisogna prendere in mano il pad per giocare, o seguire semplicemente gli avvenimenti che stiamo vivendo attraverso Drake.Tale sensazione è amplificata dal fatto che, devo essere sincero, non si riesce proprio a capire come facciano gli sviluppatori a fare uscire da PS3 una tale potenza bruta per rappresentare ciò che lo schermo ci restituisce in maniera così bella. Il lavoro di design è eccellente (i gusti son gusti, ma per me è il migliore che abbia visto in questa generazione, capolavori Nintendo a parte), ma anche la forza dei poligoni si dimostra fondamentale nella riuscita del “quadro”.
Non di rado capita di rimanere a bocca aperta dinnanzi a ciò che vediamo, e c’è da guardare seriamente con sospetto PlayStation 3. C’è poco da fare, i Naughty Dog riescono a sfruttare le console in cui lavorano in modo sorprendente. Come solo pochissimi altri sono in grado di fare.
E per Uncharted 3, nello specifico, non è solo una questione di texture, o “poly count” ma quanto un discorso proprio generale. Un impatto visivo devastante.
Ad esempio, prendiamo le animazioni.
Nathan Drake è il personaggio “più vivo” che fino ad oggi ci è stato proposto. Si muove in continuazione, guarda ciò che gli sta intorno, si rapporta correttamente con gli ambienti.
Bastano pochi secondi passati a muovere la levetta sinistra del pad per restare incantati dalle movenze di quel modello poligonale così ben realizzato. Già il lavoro svolto in Uncharted 2 era ottimo, ma adesso sono state inserite mille nuove chicche, che scoprirete via via che prenderete confidenza con il videogioco. Appunto ci si chiede perché i Naughty Dog possono e sanno farlo, e gli altri no. Magia? No, bravura. E pazienza. La cura riposta in ogni singolo aspetto del videogioco, e che traspare nettamente da ogni pixel, è tale da giustificare i quasi due anni di gestazione.Chiaramente il lavoro di perfezionamento fatto su Uncharted 3 non è soltanto tecnico, ma anche giocoso. Il combattimento corpo a corpo è stato migliorato prendendo spunto da quello, apprezzatissimo, di Batman: Arkham Asylum, anche se riproposto in maniera più “uncharteriana”.
Non mancano nemmeno rimandi ai film di Indiana Jones, come quando l’archeologo cinematografico più famoso al mondo ebbe a vedersela con un omaccione grande e grosso da sconfiggere sfruttando l’astuzia e la stessa imponente mole del nemico.Uncharted 3, come da tradizione, è ben ritmato. Sparatorie, risoluzioni di enigmi, fasi di pura esplorazione, scazzottate. Il tutto si sussegue senza soluzione di continuità, sapientemente gestito da sceneggiatori e registi, che grazie al ritorno di personaggi eccellenti ed alcuni altri nuovi inseriti per l’occasione, ma soprattutto grazie a sorprese e colpi di scena a non finire, riescono a tenerci incollati al pad per tutto il tempo necessario. Non vi accennerò nulla della trama, sarebbe un delitto. Il plot c’è, è ben scritto, però qualche scelta, magari, poteva essere diversa. Sembra che il problema principale sia stato causato da impegni cinematografici da parte degli attori reali che recitano in Uncharted 3, portando ad un sottodimensionamento delle presenze di personaggi importanti per la saga. Ma il ritmo dell’azione è talmente alto che non avremo mai il tempo materiale di fermarci a riflettere durante le fasi di gioco. A giochi conclusi potremo tirare le somme anche sulla trama, e poi decretare quale per noi sia il migliore della trilogia.Uncharted non è uno di quei videogiochi che vi propone dei mondi immensi da affrontare come volete. Possiede uno storyline ben delineato che vi guiderà dall’inizio della storia fino al suo naturale ending. Con livelli da affrontare da punto A a punto B, senza troppe complicazioni.
Però trovare la giusta strategia nell’affrontare le situazioni (sparatorie in primis, ma non solo quelle), si rivelerà fondamentale per avere la meglio sui nemici, soprattutto ai livelli di difficoltà più avanzati. Anche perché ho avuto la sensazione che stavolta i vari mercenari assoldati per farci la pelle siano decisamente cattivi e dotati di buona mira.Se posso permettermi un consiglio, finita una prima “giocata” a livello normale, o direttamente a difficile, è il livello “distruttivo” che da sempre Uncharted tira fuori l’anima, e lo innalza a livelli di gameplay assoluti. La cattiveria e precisione dei nemici è tale che per averne la meglio non possiamo commettere il benché minimo errore di valutazione. Questo ci porta giocoforza a sfruttare l’ambiente di gioco al 100%, ed è proprio lì che ci rendiamo conto di quanto il lavoro dei ragazzi Naughty Dog è “immenso”.

A questo punto, giusto una parentesi. Come già nel capitolo numero 2, il multigiocatore rappresenta una bella fetta de “L’Inganno di Drake”, proponendo azione competitiva e cooperativa per tutti i gusti, con un supporto alla community degno di tale nome. Clan, emblemi, squadre, inviti, unlock, e chi più ne ha, più ne metta. Peccato per la quantità spropositata di “roba da acquistare”, anche perché magari gran parte di essa l’avevamo già comprata ne Il Covo dei Ladri. Sarebbe stato meglio attuare una soluzione a la LittleBIGPlanet, dove gli acquisti fatti nel primo gioco vengono automaticamente spostati nel seguito. Peccato.

Insomma, Uncharted 3: L’Inganno di Drake rinnova la serie, e la pone nuovamente al top. E’ un videogioco in grado di incantare, di farci sorridere, di soddisfare in pieno la nostra passione.
Non credo che nel suo genere abbia rivali, se non i suoi stessi predecessori.
E quando si può parlare di una serie di videogiochi scegliendone poi un preferito in base alle emozioni che esso ci ha trasmesso, lasciando quasi da parte l’incantevole aspetto tecnico, per me, è la vittoria della passione che ci spinge ad essere videogiocatori.

Perdonatemi infine una digressione (e qualche curiosità) su passato e futuro della serie e degli sviluppatori.
I Naughty Dog, per chi non lo sapesse, crearono Crash su PS1 e poi lo abbandonarono quando da PS1 si passò a PS2 (dando vita a tre videogiochi principali, ed un racing game arcade).
Su PS2 crearono ed abbandonarono Jak & Dexter quando poi si passò a PS3 (dando vita a tre videogiochi principali ed un racing game arcade).
Adesso la trilogia “principale” di Uncharted è qui.
Cosa farà Naughty Dog?

Uncharted Racing Arcade è alle porte?

Seriamente. Io dubito dell’arrivo di Uncharted 4 su PS3, perché ormai il limite tecnico/contenutistico di questa generazione è stato raggiunto (e per quanto riguarda le mie aspettative, assolutamente superato), e considerando che la nuova generazione di console è alle porte (uno o due anni da oggi. Difficile siano tre), è improbabile immaginare uno studio come Naughty Dog seriamente impegnato in un nuovo biennio di lavoro per Uncharted 4 su PS3, visto che i margini di manovra sono ormai risicatissimi, e peraltro non devono più dimostrare niente a nessuno.
Molto più facile immaginarli al lavoro su un progetto che vedrà la luce su di un nuovo hardware.
Ma dobbiamo aspettarci il passaggio di Uncharted nelle mani di altri sviluppatori (ciò che ad esempio accadrà con l’episodio diretto a PS Vita, Golden Abyss – L’Abisso d’Oro, sviluppato da Sony Bend Studios)? O Naughty Dog continuerà in prima persona le avventure del buon Nate correndo il rischio di fossilizzarsi su di un videogioco soltanto? “Daremo Uncharted ai fan fintanto lo vorranno”, questa è l’ultima frase ufficiale riferita in merito dai Naughty Dog.

Staremo a vedere.

Intanto io rendo pubblico il mio desiderio (che custodisco gelosamente da quando vidi il primo trailer di quello che poi diventò Drake’s Fortune): poter giocare, un giorno, un Uncharted senza armi. O comunque un Uncharted in cui le armi non sono così importanti nell’economia complessiva.

Come dite? Lo so, lo so. Non accadrà mai. Ma sperare non costa nulla. La cosa che adesso mi rende felice è sapere che per giocare un nuovo Uncharted non dovrò aspettare due anni, ma un paio di mesi,  su di una console piccolina.

Voto: 5/5
T@G EVOtion:

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2 pensieri su “Recensione Uncharted 3: L’Inganno di Drake

  1. Mi sia permessa una osservazione.

    La recensione è stata impostata alla fine della prima giocata a “normale”, e conclusa alla fine della seconda giocata, a “distruttivo”.

    Volevo fare i miei complimenti a Naughty Dog giusto per avere reso l’ultimo livello di difficoltà già sbloccato senza doverlo finire all’intermedio “difficile”.

    Insomma, la recensione è ponderata.

    State ponderando quello che ho ponderando io?

  2. Platinato pure questo. Ormai platino solo gli Uncharted, anche perché propongono sfide divertenti da affrontare. Comunque rispetto agli altri due questo è facilissimo da platinare.

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